Il silenzio del "prima"

Pubblicato il 05 febbraio 2009 da Ondaluna

C’è una vecchia usanza scaramantica che dice che prima di tre mesi non si annuncia una gravidanza. Il periodo è così delicato che tutto può succedere, e quindi si attendono gli eventi prima di rendere di largo dominio la notizia. Non so se per me è stato così: innanzitutto perché l’ annunciaziò è avvenuta appena pochi giorni dopo il mio primo test di gravidanza, in pompa magna, nonostante io volessi ancora un pò di tempo per capire realmente cosa stesse capitando (e soprattutto se davvero stava capitando A ME); e poi, diciamocelo, non essendo una gravidanza cercata ma capitata, erano già passate otto settimane, e per una serie di motivi (logici ma personali) io non mi ero ancora resa conto. Quindi i primi due mesi sono volati senza che io ne capissi niente. La prima ecografia, dunque, non prevedeva altro, secondo me, che una mera rilevazione di camera gestazionale (oppure no), e in nessun caso la notizia un embrione “quasi al terzo mese di gestazione” (parole della dottoressa, con tanto di auguri).
Immaginarsi la mia reazione a quelle parole: TERZO MESE. Immaginarsi la reazione a quel suono: dal nulla al battito cardiaco di un essere dentro di me. Diciamo che proprio bene non l’ho presa, se non altro perché mi era mancato il tempo di abituarmi all’idea. Ma in un modo o nell’altro la vecchia scaramanzia era stata rispettata. Peccato che nel giro di pochi giorni gli eventi sono precipitati nel seguente ordine:

  • chissà perché questo ciclo non arriva
  • forse prima di un controllo medico è meglio fare un test di gravidanza, tanto lo chiedono sempre
  • no, il test si sbaglia, IO NON SONO INCINTA (negazione durata circa due giorni)
  • (qualche test di gravidanza dopo) ODDIO, allora SONO INCINTA, non è possibile! (e adesso che faccio???)
  • auguri-auguri-auguri!!! (sono tutti impazziti)
  • distacco della placenta: “ora non ti muovi più, smetti di uscire e di lavorare, e fai questo lunghissimo ciclo di cure se vuoi salvare il tuo bambino”

Erano passate, nel frattempo, nemmeno due settimane scarse.
Il periodo di “riposo e cure” (come recitavano i certificati medici) è stato tra i più silenziosi ed i più interminabili della mia vita. Non solo dovevo fermarmi istantaneamente, ma nel frattempo tutto un mondo aveva cominciato a girare dentro di me, a dispetto di qualsiasi concetto richiamasse l’immobilità. Quindi il corpo giaceva, la mente volava (nel silenzio). Un silenzio fertile. Un silenzio doloroso. Qualcosa che nel contempo era fuori e dentro di me, che a fatica si interfacciava con relazioni improvvisamente difficili, vicine e lontane, e tutto d’un tratto cambiavano i miei parametri di riferimento per lo stare nel mondo come fino a quel momento avevo fatto.
Più passavano i giorni più mi rendevo conto di quanto fosse difficile scrivere. Scrivere per me non era mai stato difficile, eppure, nonostante ne sentissi l’urgenza, nonostante sentissi chiarissima l’eco delle parole e delle emozioni dentro di me, non ci riuscivo. Era talmente indicibile quello che provavo (questo era il pensiero che sentivo più lucido), da non riuscire nemmeno ad esprimerlo con chiarezza.
Il Lato Oscuro della Luna era ancora troppo oscuro. Tutto ed il contrario di tutto, ed io lo sentivo benissimo.
Poi, un giorno, le parole cominciarono a scorrere.

Un commento per “Il silenzio del "prima"”

  1. Flavia scrive:

    E allora lasciamole scorrere, mia cara Ondaluna… :)


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