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Marina Salamon e la torta di mele

Pubblicato il 27 gennaio 2009 da piattini cinesi

La Piattina aveva 36 anni, un figlio di tre e un lavoro massacrante, che la teneva fuori casa per 10 ore al giorno. L’azienda alla quale prestava devotamente i suoi servigi le aveva già fatto capire che, non possedendo lei né santi in paradiso né tanto meno in terra, avrebbe continuato a sfruttare al massimo le sue capacità organizzative, linguistiche e sopportatorie senza farle però alcuna incauta promessa di stabilizzazione, aumento dello stipendio, scatto di carriera e ricompensa anche simbolica, del tipo “grazie, Piattina per quello che fai per noi, ecco una foto con dedica del direttore”. No.
Quel giorno la Piattina era rimasta a casa perché suo figlio stava male. Quando suo figlio stava male lei andava al al lavoro verso le quattro del pomeriggio. Il suo lavoro le permetteva di fare i turni e il turno dalle quattro dal pomeriggio a mezzanotte era molto comodo quando i figli stavano male, lo sapevano tutti. Bastava fare la staffetta con la nonna e con il papà, e non si perdeva la giornata di lavoro. Al lavoro era un rincorrersi di staffette, di incastri, di maratone esistenziali. I turni erano benedetti. La gente si faceva trasferire lì apposta per averli, i turni. Con ogni turno di notte si guadagnavano 20 euro in più, e alla fine del mese la differenza in busta paga si notava. Certo verso le 10 di sera ti si chiudevano gli occhi e ti veniva sempre un po’ di magone, e dovevi sperare che ci fosse qualcuno per prenderti un caffé alla macchinetta e scambiare due malinconie. Ma se superavi indenne lo scoglio delle 10, allora poi stavi bene, e ti godevi due ore di lavoro tranquillo, i passi felpati in corridoio e i pensieri a zonzo nella testa.
Però adesso i pensieri si spintonavano urgenti, troppe cose da fare prima di uscire. Prepara la pappa, la cena, e preparati tu. E mentre stava in cucina con un occhio distratto alla televisione- d’altronde lei la faceva la televisione, doveva anche guardarla qualche volta, no? – ogni tanto si accorgeva che c’era qualcosa che meritava. Un programma, per esempio, in cui la giornalista parlava di lavoro, di donne, di come conciliare maternità e carriera.
In video a rispondere c’era Marina Salamon, l’imprenditrice.
- Ho quattro figli – diceva Marina Salamon .
- 4???? Pensava la Piattina. Oddio che coraggio. Anche lei ne avrebbe fatti tanti, se avesse cominciato prima. Ma non aveva cominciato prima. E adesso il desiderio di un secondo l’attanagliava di giorno e di notte senza lasciarla in pace. Ma come fare? Pochi soldi, un contratto troppo determinato. Avrebbe avuto bisogno di molto coraggio…moltissimo coraggio, troppo coraggio…
- Mi sono sposata tardi e ho fatto i figli uno dietro l’altro – diceva Marina Salamon
- E come ha fatto a costruire un impero e fare figli? – si chiedeva la Piattina
- A un certo punto ho dovuto scegliere cosa era più importante per me, e ho scelto di avere una famiglia malgrado le difficoltà. Ma non è stato facile. A volte tornavo così tardi a casa che trovavo i miei figli addormentati, e mi sedevo accanto a loro con i mano i disegni, i quaderni, respirando il loro odore….
- Lo capisco – pensava la Piattina – questa cosa la capisco benissimo, anche se non sono un’imprenditrice…
- Ma a un certo punto ho capito che non poteva più andare avanti così, che dovevo prendere in mano la mia vita, parlare con mio marito e decidere come fare ad occuparci della famiglia in modo diverso. Lui lavora a Milano e io a Verona, quindi abbiamo deciso di vivere a metà strada, ma soprattutto io ho imparato a delegare. Ho smesso di voler tenere sempre le redini della situazione e ho imparato a fidarmi dei miei collaboratori. Ora posso concentrami meglio su quello che ritengo più importante senza disperdere le energie. Con mio marito poi ci alterniamo a casa. Lavoriamo tantissimo ma io riesco anche a ritagliarmi dei giorni liberi per stare di più con i miei figli.

La Piattina ascoltava ammirata. Quella donna stava parlando del modo in cui aveva ribaltato la prospettiva del lavoro. La sua vita era tutto un compromesso, ma un compromesso che aveva scelto lei, in base alla sua personale scala di valori. La immaginava correre di qua e di là, prendere aerei, darsi il cambio con il marito a metà strada e trovare un po’ di energia la sera per giocare con i figli.
- Ma lei a casa si fa aiutare da qualcuno, o no? – ha chiesto la giornalista
La Salamon l’ha guardata con gli occhi sgranati – “be’ certo ha detto, ho la colf..”
Certo, ha pensato la Piattina, che cavolo di domanda, certo che ha la colf, se ha delegato la guida dell’azienda, vuoi che non deleghi il bucato?
Ma la giornalista non era soddisfatta. Le avevano detto che la Salamon era una buona madre, quindi doveva comportarsi come tale, e una buona madre si occupa della casa…
- Ma lei cucina?

- Ma, io veramente -ha balbettato Marina Salamon che non si aspettava quella domanda. Poi ha guardato in basso. Da dietro la sua sedia, in collegamento da casa, è spuntato uno dei figli. Aveva un sacco di capelli e un sorriso furbo e ha chiesto:
- Mamma quando finisce quest’intervista?
- Subito tesoro – ha risposto lei.
- Subito tesoro – ha confermato la giornalista – prima però ti vorrei fare una domanda….
- Siiiii?
- Ma la mamma quando la domenica sta con voi……
- Siiiiii?
- Ecco, la tua mamma, te la fa la torta di mele?
- Sì qualche volta – ha risposto il bambino –però non le viene bene.
- Bene .E con questa affermazione salutiamo Marina Salamon e concludiamo l’intervista, ha esclamato la nostra Miss Pulitzer. E ha interrotto il collegamento.

La Piattina era interdetta. La passione, l’entusiasmo e l’ostinata cocciutaggine di quella donna le avevano fatto venire le lacrime agli occhi. Aveva avuto il coraggio di pensare in modo diverso, e altrettanto coraggio per metterlo in pratica, però alla fine in un’intervista su mamme e carriera lei non risultava abbastanza mamma. Perché una mamma non è quella che insegna ai propri figlia d avere stima di sé, a perseguire i propri obiettivi, a sperare, a creare, a sognare, che li abbraccia la sera, gioca con loro e si fa chilometri di treno o di aereo per arrivare in tempo a salutarli, che rinuncia a dormire per lavorare.
La mamma è quella che si prende personalmente cura della casa, e che fa le torte.

Quella fu una grande lezione per la Piattina.
L’anno dopo, in barba alle più nere previsioni contrattuali, faceva il secondo figlio e cambiava lavoro sempre cercando conciliazioni possibili fra le sue diverse anime.
La conciliazione assoluta, a dire il vero, la sta ancora cercando.

Nel frattempo ha imparato a fare le torte, ma quando deve scrivere o fare altro, alza il telefono e ordina la pizza a domicilio, senza neanche un senso di colpa.

19 Risposte per “Marina Salamon e la torta di mele”

  1. Flavia scrive:

    La mamma è quella che si prende personalmente cura della casa, e che fa le torte

    Io credo che la gente che la pensa come quella piccola-giornalista lì non scomparirà ancora per molto, moltissimo tempo, e forse mai. Un po’ come quando, bambina, sentii dire da un signore sull’autobus "le donne? devono stare a casa!!" e dall’alto dei miei nove anni avrei già voluto rompergli un paio di denti. Quello che possiamo fare è cominciare a mettere "fuori legge" quel tipo di piccolo-pensiero, fino a quando una frase del genere non la senti più dire, almeno, perchè non è più culturalmente/politicamete corretta (mi sono capita? Oggi sto particolarmente sull’aggressivo?)
    comunque buon viaggio anche a te, Piattins…

  2. piattinicinesi scrive:

    speriamo nella prossima generazione…dopo le esternazioni del nostro premier oggi non mi sento di cedere a facili ottimismi :(

  3. Isa scrive:

    Ma NOoooo, sta’ tranquilla che tutti lo sanno che le esternazioni del vostro premier non sono altro che una cascata di stronz*** (mi sa che sarà la pillola verde a mettergli le parole in bocca !? :))) !!! … mi preoccupa di più invece il messaggio che la "giustizia" manda quando lascia agli arresti domiciliari uno stupratore! (forse sono andata un po’ fuori argomento…?! ma come donna, sono sciocata e mi sento offesa da tale decisione!!!)
    Isa

  4. Chiara scrive:

    Ho il magone. OK, sarà il periodo ormonale non favoloso, ma ce l’ho e me lo tengo.
    Nessuno si sogna di chiedere a Jaki Elkann se sa fare la torta di mele, e se la facesse passerebbe per "mejo di Superman".
    Beh, io la torta di mele non la faccio bene: la fa meglio mio marito. Io non sono neanche tanto brava a fare le faccende di casa, e oltre al lavoro mi prendo pure 6 ore alla settimana da dedicare alla danza.
    Ma non credo di essere una mamma migliore quando sto a casa 24 ore su 24 con i miei bambini. Sono una mamma migliore quando li ascolto e sto davvero con loro, anche solo per mezz’ora. Sono una mamma migliore quando mi impegno, culturalmente e socialmente, per creare premesse migliori per il mondo di domani.
    Ché poi ad Amelia la torta di mele non piace neanche tanto…

  5. piattini cinesi scrive:

    chiara, sono con te.
    e poi diciamolo, a stì ragazzini delle torte non gliene frega niente.
    propendono per il salato, o per le schifezze veramente schifezze….

  6. pontitibetani scrive:

    chissà forse quella sciagurata di maria curie nemmeno faceva bene la polvere…. che donna inutile, penserebbe la "nostra" simpatica giornalista.
    perchè una donna che non sa fare bene la torta di mele…….

    anche io mi salvo con la pizza……..ah aha ha!!!
    ma in fondo …….. che donna sprecata!!!

  7. Christine scrive:

    E qui vi frego tutte !!! Lavoro, faccio le torte, il pane e mi prendo cura del giardino … anche se come mi ha fatto notare Flavia… "le rose non sono un passatempo interessante dato che non si mangiano".
    A parte le battute… purtroppo i luoghi comuni sono duri a morire…
    ps. però non so cucinare !

  8. piattinicinesi scrive:

    christine, detto tra noi anch’io faccio il pane. ma non voglio essere giudicata come madre o come persona in base alle mie capacità casalinghe!

    comunque nell’intervista la cosa che mi ha fatto davvero male è stata proprio quel non vedere il positivo, la forza e l’energia di quella donna.

  9. Flavia scrive:

    oddio PIattini anche tu?!
    Christine, diciamola tutta, io ti ho scritto "bellissima la tua focaccia, è una passione utile per gli amici, mentre le rose nun se magnano", e by the way gli amici ora ne aspettando una ;)
    e qui tra danza, scrittura, cinema, teatro, lavoro, di passioni, forza ed energia ne abbiamo tutte da vendere!

  10. Mariangela scrive:

    E’ vero, Flavia, qui di passioni ce n’è da vendere!
    E sono d’accordo anche sul fatto che un certo piccolo-pensiero non morirà mai. Certo, una vive meglio se non sente il suo direttore del personale dire "quando ho assistito al parto di mia moglie ho iniziato a stimare le donne", che è un pò come mettere un soldato per ogni bella donna, ma tant’è. La resistenza al cambiamento è un dato di fatto, ma sono sicura che ce la faremo.

    PS Metto la mia trentinità a disposizione per chiunque voglia togliersi sto sfizio della torta di mele…. E facilmente allargare le competenze allo strudel!

  11. Mariangela scrive:

    Pensandoci bene, forse conviene imparare a fare la torta di panna, vien meglio a tirarla in faccia ai piccolo-pensanti…;-)

  12. piattini cinesi scrive:

    torta di panna forever!!!!!!

  13. luviluvi scrive:

    Beh allora io sono una pessima mamma! Perchè in cucina sono
    un mezzo disastro.

    Preferisco di gran lunga chiaccherare con le mie figlie (16 e 10 anni) sono grave per questo?

  14. Flavia scrive:

    macchè …come diciamo spesso qui, sei la migliore: sei te stessa

  15. luviluvi scrive:

    :) Grazie.

    Sono anch’io del parere che vale più il tempo passato coi propri
    figli che quello passato a sfaccendare in casa (che poi immancabilmente quando hai appena pulito il pavimento e non è ancora asciutto, c’è sempre qualcuno che deve entrare in quella stanza, ARGH)

    Senza nulla togliere, ovviamente, alle brave cuoche.

  16. mammamanga scrive:

    quando mi sono sposata non sapevo cucinare…ma proprio niente niente!!!
    E all’epoca non lavoravo.
    Adesso ci sono cose che mi vengono malissimo (la frittata! Io lo dico: non so fare la frittata! La deve fare obbligatoriamente mio marito!) e cose che mi vengono bene.
    Nell’ultimo anno mi sono cimentata nelle torte decorate…non credevo di esserne capace, e invece…
    Quando ho voglia e tempo, gli preparo anche le merendine fatte con le mie mani, ma quando non ho tempo (la maggior parte delle volte)…via col MulinoBianco!!!
    Non credo che mio figlio mi valuti in base alla frittata o alla torta decorata (anzi, sono sicura!), ma molti altre persone invece lo fanno.
    Questa giornalista mi mette ‘na tristezza…

    Sara

  17. Anna scrive:

    Ciao Piattini,
    una piccola segnalazione per te. Ho lavorato in una delle aziende della signora Marina Salamon (normalmente lei si fa chiamare dottoressa, ma mi risulta che dottoressa non è in quanto non si è mai laureata), quindi la conosco piuttosto bene.
    La signora è diventata miliardaria semplicemente in quanto per molti anni ex compagna di uno degli uomini più ricchi d’Italia, Luciano Benetton. Poi ha deciso di diventare famosa come "madre ideale che lavora tanto e fa tanti figli", passando il suo tempo a raccontare questa versione su giornali e TV. La realtà è ben diversa, e lo sa bene chi ha avuto la sfortuna di lavorare in una delle sue aziende, dove la signora Salamon si è comportata coi dipendenti in modo spesso incivile (licenziamenti illegittimi, mobbing, insulti, eccetera). Per quanto riguarda il lavoro come imprendidrice per anni la signora Salamon ha completamente trascurate l sue aziende, impegnata come era nel farsi bella in TV raccontando una versione della sua vita completamente inesistente. Per quanto riguarda le torte di mele, mi sono presa la briga di chiedere a una signora che per anni ha lavorato a casa della signora Salamon: la signora mi ha detto che in tutti gli anni che è stata a servizio la signora Salamon non ha mai cucinato nessuna torta, nè di mele. nè di altro tipo, nè per sè nè per i figli. Nell’intervista il bimbo è stato chiamato dalla madre a "coprire" una delle numerose storielle che lei racconta… povero bimbo, mi fa tristezza l’idea che così piccolo debba coprire le sciocchezze che la madre racconta, non trovi?

  18. Flavia scrive:

    Ciao Anna, ti ringrazio di essere intervenuta, ti rispondo io un po’ di getto. Non credo che (almeno per me, che di lei ammetto di sapere molto poco) sia importante entrare nel merito della condotta della Sig.ra Salamon. Ognuno alla fine è responsabile con sè stesso della vita che conduce e se vedi l’orientamento generale di questo blog, vedi che evitosempre di giudicare chicchessia. In questo caso il punto era ragionare sul fatto che fare una torta non c’entra niente con le tue capacità (nè come mamma, nè come imprenditrice). Pertanto, anche se a te che hai altre esperienze forse più dirette l’immagine della manager che traspare dal post può suonare falsamente positiva e imbellettata, per noi serve solo come simbolo e come messaggio: una madre che lavora può avere altri meriti e altri ruoli che non saper fare le torte. tutto qua. anzi no: aggiungerei anche che se un’immagine/simbolo in quanto tale (a prescindere dalla persona reale che c’è dietro, che può avere i suoi peccati anche mortali) è in grado di rappresentare uno stimolo positivo per qualcuno, beh, questo di per sè non fa male.

  19. piattinicinesi scrive:

    Flavia ha già risposto, ma lo faccio anch’io. Ovviamente on conosco di persona la Salamon e il mio non era un giudizio sulla persona. Se la giornalista le avesse fatto domande "cattive" sul suo modo di trattare gli impiegati, sulla sua politica aziendale o sui suoi matrimoni, avrebbe fatto un certo tipo di giornalismo. invece lei voleva fare un servizio sulla conciliazione tra maternità e carriera, non ha messo in discussione quello che raccontava la Salamon ma si è soffermata sulla sua capacità di fare le torte. l filgio ha detto chiaramente che la madre non sapeva cucinare (la voce della verità) e la giornalista l’ha presa in giro per questo. ora, a prescindere dalle doti personali della Salamon (che non conosco) quello che mi ha dato fastidio era il fatto che per la giornalista essere una buona madre non poteva prescindere dal fare le torte la domenica, (ma perché poi, ci sono anche donne casalinghe che non amano cucinare e non per questo sono meno madri delle altre).
    comunque la cosa che veramente mi dispiace di quello che mi dici è immaginare che ci siano donne imprenditrici che non sanno usare la propria empatia femminile nei confronti degli altri. purtroppo non basta essere donne per comportarsi bene. se fosse così sarebbe troppo facile.


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