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Libertè, Egalitè, Mammetè

Pubblicato il 09 gennaio 2009 da Flavia

C’è un post di Mammaincorriera a cui devo necessariamente collegarmi, visto che avevo appena parlato di leadership femminile, perchè credo che l’argomento sia molto più complesso di quello che sembra. Ospito volentieri il seguito del dibattito qui, ed espongo la mia opinione “unplugged”, nuda e cruda, per poterla, magari, spiegare meglio. Le domande che mi faccio sono: quali sono i limiti dell’informazione sulla vita privata di una donna pubblica? Qual è il confine tra il modello che una donna può rappresentare per le altre, e la sua personale libertà? Ha senso fare distinzioni tra donne normali e wonder women? Gli uomini le fanno, o siamo noi che ci giudichiamo le une con le altre sempre attraverso il filtro della maternità (per citare un post di Piattini)? L’autostima deriva dai modelli altrui o dalle nostre libere scelte? E infine cosa significa libertà, uguaglianza, quando si tratta del lavoro vis-a-vis il privato di una donna? Una madre lo sa, il libro che Giuliana cita nel suo post precedente e che io ho molto amato e citato integralmente anche qui, insegna una lezione molto preziosa: esistono molti modi diversi di essere donne, e madri. Non giudicateli, mai.

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Da qualche tempo sono in vena rivoluzionaria. Sono intervenuta in una discussione su un forum di Mammacheclub, mi sono accorta di aver scritto un papiello di una certa veemenza, e poi mi sono chiesta: ma mi prenderanno per un’esaltata?

Il fatto è che il titolo era quello tipico che mi fa rizzare le antenne: “mamme in carriera” (vorrei tanto che l’espressione venisse eliminata dal nostro vocabolario…) E il fatto è che credo che l’emancipazione femminile non sia servita a niente se non viene seguita al più presto dall’emancipazione mammesca. E tra i tanti ostacoli, credo anche, i peggiori sono quelli che ci poniamo da sole, giudicando noi stesse e le altre in base ad un’unica idea di cosa sia meglio. Siccome quanti più pareri ricevo, meglio è, fatemi avere anche il vostro. Che cosa sono per voi la libertà e la parità? (come donne/mamme, si intende…)

Ovviamente ci sono anche altre risposte sul forum, ma per brevità ve le risparmio qui, invitandovi a leggerle lì.

Caterina scrive:

Mamme in carriera Leggo questo articolo…cosa ne pensate voi?
Rachida Dati ha annunciato che dopo il parto starà a casa solo 7 giorni, anche se sarebbe un suo diritto starsene qualche mese col figlio. Un bell’esempio per tutte le donne “normali” o solo la riprova che la vera parità è ancora lontana da venire?

La maternità spesso mal si concilia con il mondo del lavoro e, ancora meno, con la carriera professionale. Sarà forse per questo che si contano sulle dita di una mano le donne che occupano posti di rilievo a livello internazionale. Quelle poche che ce la fanno, volenti o no, sono costrette a enormi sacrifici e a dimostrare ogni giorno di essere brave, di essersi meritate quel posto, di vale quanto un uomo. In Italia poi, in base all’ultimo rapporto di Save The Children, il nostro Paese è primo su 146, per la tutela del benessere dei bambini, ma solo diciannovesimo per quello delle madri (tra i parametri: l’uso della contraccezione, la partecipazione alla vita politica e la capacità di avere un reddito), al livello di Botswana e Nepal. Ma anche all’estero le donne, che in un certo senso ce l’hanno fatta a rompere il tetto di cristallo, non se la passano meglio. Tanto che Rachida Dati, ministro incinta della Giustizia del governo di Nicolas Sarkozy, ha annunciato che dopo il parto tornerà subito al lavoro. La Dati ha infatti intenzione di prendere, dopo il lieto evento, solo sette giorni di congedo. Nonostante sia un suo diritto, ma forse anche un desiderio più che legittimo, stare qualche mese a casa col suo piccolo.

Viene da chiedersi se le donne “normali” debbano essere orgogliose di queste donne in carriera o provare semplicemente sdegno nei confronti di queste superwomen che così fanno sentire in difetto tutte quelle madri che, gravidanza dopo gravidanza, finiscono con lo stare lontane dall’ufficio alcuni anni.

Quando il 14 aprile 2008 Carme Chacòn, donna e per di più incinta, fu eletta ministro della Difesa spagnolo tutte noi, in cuor nostro, abbiamo gioito per questa piccola rivoluzione. Alzi la mano chi non pensa che una donna “in quelle condizioni” sia inadatta a un ruolo simile. Quel suo pancione al settimo mese di gravidanza tra le truppe spagnole di stanza nella base di Herat, in Afghanistan, ha reso però un po’ amara questa sua vittoria. Affrontando questo lungo viaggio con ginecologo e pediatra al seguito, per ogni evenienza, la Chacòn ha sicuramente dimostrato di essere una donna indipendente che rifiuta lo stereotipo della donna che essendo in dolce attesa non può fare sforzi. Anche se così ha rinunciato a salvaguardare il diritto alla sua salute e a quella del figlio che portava in grembo.

Viene allora da chiedersi se queste supergirl debbano spingersi così in là per non essere messere da parte, in quanto donne e madri. Non sarebbe forse meglio che le poche donne che arrivano a ricoprire incarichi di responsabilità si comportassero semplicemente come “donne normali”? Forse la vera parità tra uomini e donne si avrà solo quando una neomadre ministro potrà stare a casa un anno in congedo maternità e quando un ministro della Difesa, donna e in stato interessante, potrà tranquillamente evitare di percorrere 6000 km in un giorno.

Cosa ne penso:

Caterina, a me non piace dare giudizi sulle donne. Non dobbiamo nè lodare, nè disprezzare, ma piuttosto preferisco che lo sforzo che facciamo quando parliamo di questi argomenti sia solo di capire se la donna in questione sta esercitando una sua scelta libera e consapevole o se è vittima di pressioni legate appunto al suo essere donna. Del diritto alla salute della Chacon, della maternità della Dati non è dato a noi giudicare, ma solo a loro. Per natura tendo a simpatizzare più con la donna che torna al lavoro presto che con quella che sta a casa 2 anni e poi si sente discriminata, ma poi basta, mi fermo qui, perchè ogni caso è diverso. non ci sono donne normali, e non ci sono superwomen, ci sono solo tante donne (il libro della Gruber le racconta, oppure “una madre lo sa” di Concita De Gregorio) e ognuna deve pensare con la sua testa, questo solo mi interessa. fin quando continueremo a farci queste discrimininazioni tra di noi, tra normali e wonder woman in carriera, non andremo mai avanti. Gli uomini per caso si distinguono in papà e in uomini in carriera? ce ne sono di bravi, di mediocri, di tranquilli, di creativi, e così tra le donne. io ho fatto carriera e non ho sacrificato nè figli, nè femminilità – cioè forse per qualcuno sarà così, ma conta solo come mi sento io. Ho un modo di pensare particolare e sono consapevole della mia unicità, e ognuna di noi dovrebbe esserlo. Nessuno mi ha mai fatto sentire che dovevo dimostrare di più di un uomo. Anzi anni fa a un colloquio mi è stato detto: non le chiedo neanche qualcosa di tecnico, per essere già dirigente a 32 anni, do per scontato che lei sia brava. lo racconto solo per dimostrare che a fronte di esperienze negative ce ne sono anche tante positive e cerco sempre di ribadirlo. Ho letto un commento sul mio blog “voglio sentirmi libera di fare le 11 in ufficio se questo serve a raggiungere i miei obiettivi professionali”. questa non è una supergirl a cui qualcuno sta chiedendo troppo di più di un uomo, non è una donna a cui violentano la vita privata, è una donna che sta decidendo, vuole fare il suo lavoro, e si spera solo cha abbia un marito che per una sera possa anche cavarsela.
La vera parità si avrà quando una donna sarà libera di decidere quello che è meglio per lei, siano 7 giorni o 1 anno, il part time o il full time con viaggi di lavoro e tirate fino alle 11 . E quando le altre smetteranno di giudicarla e di dire “guarda quella”, che tanto per il coro comunque fai sbagli.
Non sono polemica, sia ben chiaro, sono solo molto passionale sull’argomento e ci tengo che il mio punto di vista arrivi chiaro e forte!

16 Risposte per “Libertè, Egalitè, Mammetè”

  1. giuliana scrive:

    ed è arrivato, chiaro e forte. non discuto sulle scelte personali, che ognuna sia mamma a modo suo. però questa signora è un ministro, oltre che una donna e una mamma. è al ministro che mi rivolgo quando le chiedo di non far credere al mondo che una donna possa partorire e andarsene in giro il giorno dopo: il parto non è una passeggiata, è bene che si sappia. ma soprattutto è al ministro che mi rivolgo quando le chiedo di non far finta che non sia successo niente: una nascita non è niente, mai, e in questo modo mi sembra che lei si stia scusando di essere donna.

  2. Flavia scrive:

    capisco cosa dici. non credo, come paventavi nel tuo post, che qualcuno metterà mai in dubbio il diritto delle donne all’astensione obbligatoria per maternità (la cui durata varia molto da paese a paese però…). Ma non credi che un uomo ministro possa tacere sul suo neonato – anche per lui una nascita è una nascita – lasciando che quella resti una esperienza intima di cui non deve rendere conto a nessuno, mentre appena una donna è mamma e ministro ci scateniamo sempre e comunque? certo l’aspetto fisico/psichico/emotivo del parto per una donna è diverso, ma è così soggettivo. mia sorella è entrata e uscita dalla sala parto sui suoi piedi. e non conosco i dettagli sul cesareo della ministra, ma per il bene della sua privacy non li voglio conoscere :)! intendevo anche questo sul limite dell’informazione/stampa: ci spinge a dare giudizi personali quando non possiamo mai conoscere tutti i dettagli e il contesto in cui si muove una persona…

  3. Isa scrive:

    Concordo pienamente! La vera discriminazione è quella che viene dai mille giudizi della gente "bien pensante"… credo che ben spesso siano le donne stesse a discriminarsi tra di loro, ed è un peccato.
    Per me, la liberté è la possibilità/capacità di poter pensare, decidere e agire secondo quanto si ritiene giusto per sé, ma anche in sé. Cioè, non è solo fare tutto cio’ che si desidera, ma fare solo cio’ che rispetta anche la libertà altrui! Quindi non si dovrebbe intendere a secondo di categorie particolari (come donne/mamme) ma in assoluto… a mio parere non si dovrebbero fare discriminazioni, la libertà è (dovrebbe essere) la stessa sia per le donne/mamme che per gli uomini/padri. E’ ovvio che la penso nello stesso modo per quanto si tratta di égalité :))) Tutti gli Uomini (che siano uomini, donne, bianchi, neri, catolici, musulmani, eterosessuali, omosessuali, ECCETERA!) dovrebbero essere trattati in modo uguale, senza nessuna discriminazione! Che non sia cosi’ in fatti, lo sappiamo fin troppo bene! :(( Che sia dunque un ideale da inseguire e raggiungere, certo che si’, eccome!!!
    Non si deve mai perdere la speranza (anche se lo spettacolo che ci dà "il mondo di oggi" non sia molto promettante…. )
    Isabelle.

  4. ITmom scrive:

    anche io ho molto amato il libro citato da Giuliana nel suo post, Una mamma lo sa, ci sono mille modi di essere mamma e concordo pienamente con te che se di emancipazione femminile ne abbiamo parlato da decenni, di quella mammesca non se ne parla se non quando si affrontano temi tecnici come l’epidurale e simili. l’emancipazione mammesca dovrebbe essere una emancipazione mentale da stereotipi che ancora ci portiamo dietro da secoli, che partono dalla domanda fondamentale : sarà una buona madre? – sarà una madre e basta.

  5. monica scrive:

    direi che, come ho visto da qualche altra parte nel sito dove si parla di crash economico di un solo sesso, occorra una maggiore riflessione sui modelli aziendali – economici – politici al femminile … finchè il modello sarà maschile -immagino – sarà difficile essere davvero libere di scegliere sino in fondo.
    continuando ad immaginare … una organizzazione lavorativa – sociale – economica al femminile risponderebbe a logiche un pò diverse e non prevederebbe una così grande scotomizzazione tra personale e professionale, rispondendo a logiche maggiormente solidali e cooperative/collaborative e meno competitive, con maggiori deleghe e momenti informali di organizzazione, con una gestione del potere in modo meno verticistico …
    sarebbe una organizzazione pensata da donne per le donne che lavorano, ma sono anche mogli, madri, amanti, casalinghe, badanti … ovviamnate in tutto ciò gli uomini potrebbero trovare più tempo per fare sport, accudire i figli, vivere ….
    vi piacerebbe ..e GLI piacerebbe?
    mah…

  6. monica scrive:

    ovviamente il dubbio è sul fatto che gli uomini forse non amerebbero vedersi scombinato così il mondo del lavoro… in effetti sarebbe un pò matriarcale …
    :-)

  7. Flavia scrive:

    Isa: lo so, non potevi mancare qui..:) non fosse altro che per correggermi gli accenti…
    Itmom: sono quasi meravigliata, da quanto siamo in sintonia.
    Monica: non credo ci sia bisogno di un’organizzazione matriarcale, basterebbe la vera parola magica "flessibilità" (e non come l’abbiamo tradotta in Italia finora: precarietà)

  8. M di MS scrive:

    Contrariamente a Giuliana, io non sento così forte il pericolo che la Dati, in quanto figura pubblica, dia il cattivo esempio alle donne. Anche perchè non vedo molta simpatia per lei proprio da parte delle donne. Penso che la Ministra sia libera di fare ciò che crede (sarà sicuramente aiutata, in realtà lavorerà part-time, cosa che magari la aiuterà a non andare fuori di testa). Per dirla fino in fondo penso però che "ignorare" certi tempi biologici del post partum sia una sconfitta per le donne e in questo senso sono d’accordissimo con chi dice che la vera vittoria è stare a casa in maternità quanto serve. Certo, se sei Ministro della Giustizia e di solito al tuo posto c’è un uomo e tu sei una specie di miracolata, anche se brava…beh allora purtoppo siamo alle solite. Sob.

  9. pontitibetani scrive:

    si lo so matriarcale è una parolaccia ;-) ed è pure un pò forte, ma il punto nodale è – sarebbe (il condizionale è purtroppo necessario) provare i capire i modelli aziendali, organizzativi, economici, pensati e costruiti al femminile, ne esistono, e sono caratterizzati diversamente, e funzionano su logiche diverse?
    perchè le "cose" devono necessariamente rincorrere solo una sola logica.
    però capisco che il ragionare così sembra derivare da una logica un pò veterofemminista (che oramai sembra superata culturalmente) …
    d’altro lato mi pare che siamo ancora lontano da logiche di flessibilità che non servano solo alle aziende, ma rispondano di più a un progetto complesso sociale per una società multicomplessa …
    se ci ricordiamo dei profitto e ci poi dimentichiamo della maternità, oppure ce le ricordiamo entrambe e ci dimentichiamo degli anziani, o della tecnologizzazione, o dell’ambiente, o di una economia davvero sostenibile (tanto per non venir strozzati dalle logiche economiche del petrolio, o del sgg putin…., o dalle borse gonfiate dei subprime…)

    allora la ricerca e la comprensione di nuovi modelli mi sembra necessaria per permettere alal persone di scegliere come gestire anche la propria maternià …

  10. Mariangela scrive:

    Ragazze, prima di tutto una battuta. Quando entro qui dentro mi sento così poco "diversa", il che per una fieramente anticonformista come me è una sensazione poco piacevole! Scherzo, ovviamente, il fatto è che non ho ancora smesso di stupirmi piacevolmente dell’aver incontrato donne e mamme pensanti!
    Sono particolarmente d’accordo con Monica su quanto il nostro mondo sia disegnato da mani maschili e sull’idea che esso potrebbe essere diverso se le donne fossero maggiormente coinvolte nelle fasi di progettazione. E’ vero però che ragionando in questi termini spesso si sfocia in discorsi dal vago sapore veterofemminista, mentre l’uomo-nemico non fa parte del nostro diciamo così patrimonio genetico. Flavia pragmatica come sempre suggerisce la soluzione nella flessibilità, e di questo sono convinta anch’io.
    Credo però che dovremmo fare uno sforzo per tradurre queste soluzioni che "abbiamo in testa", che a noi "early adopters" sperimentatrici non necessitano di spiegazioni, in idee concrete comprensibili ad una platea più vasta e soprattutto in grado almeno di far suonare un campanello d’allarme in testa a tutti quelli che "hanno in mano la matita". Come fare? A me piacerebbe cominciare a parlare seriamente di progetti e proposte su cui costruire un consenso più ampio, una vera e propria attività di lobbying al femminile….

  11. Flavia scrive:

    sono in contatto con Working Mothers Italy, appena nato, guardate nella sezione progetti. Mi piace l’idea e spero di incontrarle presto per fare sinergie: la loro idea è proprio quella del networking/lobbying in senso femminile. stiamo ancora molto indietro nel networking infatti, a differenza di USA/UK.
    Mariangela, speriamo quindi di continuare a stupirti. anche tu mi avevi stupita con quella frase che ho citato sulle 11 di sera: ho pensato che se qualcuno finalmente riesce a dirlo senza vergognarsi nè sentirsi una madre degenere qualcosa sta veramente cambiando. e mi ha gratificato molto per aver creato questo spazio che consente di esprimersi liberamente.

  12. Mariangela scrive:

    @flavia
    saremo indietro sul networking, ma quanto a telepatia siamo messe piuttosto bene! sono appena uscita dalla home di WMI, e ti ho trovata (anche) lì
    Il progetto mi sembra molto interessante ed è molto vicino a quello che intendo
    Speriamo con tutti questi "focolai" (altro che focolari!) di accendere un bel fuoco di idee… Sono certa che ci riusciremo!

  13. piattinicinesi scrive:

    mi piace questa idea del networking lobbistico. i modelli devono cambiare assolutamente.
    sulla questione dell’astensione prima o poi scriverò qualcosa, la mia esperienza è piuttosto particolare (precariato) e quindi ogni volta mi sono dovuta inventare qualcosa per conciliare tutto.
    rifletto sul fatto che ogni paese ha le sue regole sull’astensione, questo vuol dire che non c’è una regola unica. la legislazione italiana è molto garantista. credo che sia un bene, perché è molto diverso andare a una riunione a qualche giorno da parto (che se uno è in buona salute può fare anche bene, io non vedevo l’ora di uscire) o ritornare ad un ufficio tutti i giorni per otto ore.
    ma è stata troppo garantista in passato e in parte ne stiamo pagando le conseguenze (baby pensioni, concorsi a scuola dove contava nel punteggio quanti figli avevi). poi da noi ci si preoccupa molto di farci stare a casetta col piccolo ma non di farci rimettere in forma, di garantire la nostra salute, di darci asili sufficienti a riprendere a lavorare senza doverci inventare un sistema assistenziale a carrucole e tappabuchi. e poi si devono coinvolgere i padri, sempre più.
    poi bisogna cambiare il mondo del lavoro, che sta raggiungendo livelli di alienazione preoccupanti. riunioni alle cinque di sera, fiato sul collo dlla fine del contratto, mancanza di obiettivi chiari, assenza di solidarietà. è una nuova schiavitù che bisogna abolire

  14. Mariangela scrive:

    @piattini
    sono d’accordo sul fatto che stiamo pagando le conseguenze di una legislazione in passato troppo incentrata sul ruolo tradizionale della donna
    servono leggi e strumenti nuovi che non partano dal presupposto che è alla donna che spetta la cura della famiglia, e che non partano dal presupposto che laddove lo stato è deficitario (nidi etc ma per gli anziani o i disabili è lo stesso) supplisce la famiglia
    insomma, l’obiettivo è un pò quello di cambiare il mondo… siamo pronte?

  15. pontitibetani scrive:

    d’accordo con tutto. :-)

    si potrebbe provare a documentare le realtà che già operano con criteri più "femminilstici" e vedere che caratteristiche hanno …


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