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Lavorare in una cooperativa sociale

Pubblicato il 26 gennaio 2009 da Flavia

Perchè questa testimonianza? forse, e molto banalmente, perchè credo che sia possibile coniugare lavoro e maternità, riuscendo a non sentirsi schiacciare in una morsa, riuscendo a crescere e fare crescere: luoghi, lavoro, persone, cose, affetti, figli .. forse perchè sono convinta che, in qualità di donne, abbiamo la responsabilità e l’interesse di trovare, studiare, diffondere, costruire una cultura del lavoro al femminile che ci permetta di tenere insieme tutte le cose che siamo e che amiamo fare. Non dico sia facile ma dico che è possibile e necessario.

Perchè parlarne su Veremamme? perchè questa mi sembra una ottima palestra in cui allenarsi a vedere il proprio ruolo (donna, mamma, compagna o moglie, lavoratrice,figlia, testa pensante, essere emozionale) parlandone insieme ad altre/i, e sperimentare a tenere tutto in equilibrio, in via di progressiva definizione…

E dal 1996 che lavoro per una cooperativa sociale, transitando tra tanti ruoli, alcuni consoni alla mia formazione di psicomotrista ed educatore professionale, altri decisamente nuovi e difficoltosi; si tratta dei ruoli di governo tipici di una realtà lavorativa medio piccola (40/50 persone). In tutto questo va detto che è una cooperativa governata sostanzialemente da figure femminile ed in cui, a mio avviso, il modello di governance è veramente partecipato, le carriere avvengono sia orizzontalmente che verticalmente, c’è una forte spinta alla collaborazione, cooperazione, e co-costruzione di servizi, progetti, bandi etc. Questo è un modello di lavoro, in cui non ho mai messo in secondo piano la mia maternità e essere mamma-lavoratrice-socia-imprenditrice mi è stato consentito da un tessuto lavorativo coeso e sostenente.

Come era inevitabile sono passata a trovare “la mia” cooperativa sociale per mostrare il frutto di nove mesi di attesa (la piccola e.). feste e coccole veloci. e mi ritrovo immersa nel solito clima. io e la piccola, io e la sua fame, biberon, pannolino. sono dieci anni che condivido con la cooperativa maternità e lavoro. la figlia grande ha vissuto con me: assemblee dei soci, consigli di amministrazione, equipe educative, con me, con noi. con una progressiva capacità di adattamento reciproche. sarà che sono e siamo pure sempre educatori … e alla fine mentre discutevi di un bando c’era sempre qualcuno che le offriva matite colorate e un foglio per disegnare o un origami a forma di aquila
è un luogo da scegliere e poi scegliere di nuovo. le facce sono le stesse, le fatiche pure. ma devo a quelle persone, a quelle facce e a quelle sensazioni “amiche” molto di me e di questi 12 anni. una cooperativa sociale è quel luogo dove il lavoro sei tu e lo fai tu, imparando spesso a fare anche un pezzo di un lavoro che non avresti mai scelto o pensato di fare (gestione personale, cifre, consiglio di amminitrazione, conteggi ore, selezione personale). e che nulla sembra correlato alla tua “formazione” – educatore psicomotricista … consulente pedagogico-. sei tu esattamente come gli altri, stesse fatiche, stesse provenienze formative, stessa capacità di imparare a fare cooperazione, roba nuova difficile, bilanci, bilancini, bilanci sociali, bandi, moduli … (per cui peraltro non avevi studiato) eppure sei li, sei stata lì, spalla a spalla con loro a costruire qualcosa che è tuo ed ed è di tutti, terribilmente imperfetto, difficile, denso di incomprensioni e risoluzioni, tantissime contraddizioni, complessità; in una quotidiana lotta per mantenere valori e principi, solidarietà, etica, rispetto, sostenibilità, economia, progettazione, qualità … e farli quadrare con logiche altrui e asimmetriche. grandi esercizi di tolleranza, meticciamento e di democrazia. appunto democrazia.
di quelle persone lì conosci fatiche e storie personali, stanchezze e sorrisi che ritrovi ogni volta. nell’affetto e nel rispetto personale e lavorativo. per molti, non per tutti, ma per molti si, direi quasi per tanti.
e quando sento qualcuno parlare di luoghi di lavoro pesanti, privi di rapporti umani rispettosi, di assenza di solidarietà (anche femminile) so che quella è la mia isola felice. e quando tutto in questo momento socio politico è nero .. penso a questo luogo di costruzione ed esercizio imperfetto di democrazia. da li nasce il mio ottuso ottimismo.
incazzature? tantissime. fatica? esagerata, alle volte. ma ieri sapevo che tutte quelle fatiche corrispondono al risultato di un bel luogo di lavoro e di costruzione, e di tante persone che è impossibile non stimare.
monica

6 Risposte per “Lavorare in una cooperativa sociale”

  1. piattinicinesi scrive:

    bellissima questa testimonianza monica. è importante ricordare che esistono realtà lavorative diverse, dove ancora vivono alcuni valori legati alla nostra umanità
    grazie

  2. my scrive:

    scusami tantissimo monica la tua esperienza è bellissima ma, per pura combinazione, proprio domenica sera ero con una "conoscente" (metto le virgolette che pure "conoscente" è troppo) che è socia di una cooperativa sociale, che poi è quella che gestisce il nido di mio figlio.
    in pratica una tata del nido (socia lavoratrice pure lei) è rimasta incinta, aveva un contratto annuale.
    Questa qui era inca@@ta nera, mi diceva che se "è stato un errore" esiste la pillola del giorno dopo (!!!) e, dulcis in fundo, ha ammesso senza problemi che non ha intenzione di concederle la maternità ma spera vivamente che "si raggiunga un accordo" (ossia che questa qui SI LICENZI!!!!!).

    evviva la cooperativa di SOLE DONNE…..

    scusa ancora ma mi rode da tre giorni questa cosa…..

  3. pontitibetani scrive:

    ma quello che voglio sostenere qui e non solo qui, è che in una cooperativa sociale "vera" (perdonatemi il termine") la ricerca deve essere proprio quella di costruire una solidità lavoartiva dei soci e delle socie.
    certo noi lo abbiamo fatto, facendo orari improbabili e scegliendo non non pagarci rìstipendi principeschi… per i ruoli di governo che avevamo (chiedi ad un manager di farlo) ma con l’idea che chi faceva quella esperienza di amministratore … non poteva farla sfuttando qualcun’altro.
    ma il discorso sarebbe ben più lungo e complesso, e conosco un sacco di cooperative che sfruttano e basta…
    però le donne che lavorano tra loro possono costruire modelli di lavoro a propria misura, con la flessibilità necessaria e quando occorre per essere mamma e lavoratrice. in fondo un uomo, anche il migliore, come riesce a capire che a noi piacerebbe interfacciare i due ruoil??
    la soluzione, può solo essere:
    dove possibile costruire realtà similari,
    ovvero cercare aziende più attente,
    oppure protestare un pò di più….
    e dire che esistono realtà come quella che descrivi.

    concordo sul tuo evviva……

    monica

  4. monica scrive:

    piattini … permettimi solo una osservazione tu dici "vivono ancora", io penso che quei valori lì li abbiamo ricercati nelle logiche di impresa, parlando di mission, bilanci, bilanci sociali, parlando di economia sostenibile (quando i soldi che usiamo sono quelli che i contribuenti pagano con le tasse e che i vari enti ergano ai progetti educativi), di organizzazione, di stabilità, di crescita, di co-paratecipazione, di lavoro in rete, imparando che una impresa funziona solo tutte queste cose vengono prese in carico …
    tanto più che la crisi in atto ci obbligherà a chiederci cosa paghiamo, perchè e chi … e il signor obama pare muoversi in questo senso….

    in questo senso ritengo sia una innovazione e non un "ancora" …
    èl’economi sostenibile che si sta facendo avanti….

    monica pontitibtani

  5. Flavia scrive:

    @my: dalle prime evidenze delle nostre testimonianze possiamo dunque concludere con ragionevole certezza: i cretini sono equamente distribuiti in tutte le realtà lavorative.

  6. piattinicinesi scrive:

    ero convinta di avere scritto un commento e invece non lo vedo: l’avrò sognato???? comunque era solo per dire a Monica che forse quell’ancora mi è sfuggito perché negli ultimi anni ho visto la situazione del lavoro peggiorare a vista d’occhio, e perdere anche quei pochi valori di base che sembravano essere acquisiti.
    ma la tua prospettiva mi fa passare dalla lamentazione all’azione, nel senso c’è qualcosa da costruire, valorio da promuovere, il che mi sembra ottimo.
    grazie


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