La consapevolezza di cambiare

Pubblicato il 19 gennaio 2009 da admin

Appena ci abituiamo ad una nostra immagine, dobbiamo sopportare di vederla cambiare.

Questa è una riflessione che ho fatto tempo fa e che ho scritto su un quaderno, e da quel momento non l’ho più dimenticata: si è sedimentata lì, in fondo al mio cervello. Cosa abbastanza impressionante perchè in effetti, il giorno in cui l’ho scritta, compivo 16 anni. Penso che la nostra personalità sia un grande mistero ai nostri stessi occhi. Quando crediamo di averci capito qualcosa, nuovi eventi, passaggi, prove, crisi, vengono a sfidarci. Ci pongono di fronte a quello che siamo, che non è necessariamente un concetto univoco e immutabile, oppure, o soprattutto, ci mostrano impietosamente quello che ci illudevamo di essere, o che avremmo voluto essere, e invece non saremo mai. Ammetterlo e ricominciare è dura, perchè si tratta di elaborare una perdita: quella di un periodo, di un ruolo, di un’illusione, insomma di un pezzo di noi che ci lasciamo alle spalle mentre altri vengono a comporre il nostro puzzle.

Per come la vedo io, tutta la vita è un lavoro di cambiamento continuo, dove quello che può fare una certa differenza tra girare a vuoto e avere una direzione, tra l’autostima e l’instabilità, è proprio la consapevolezza di questo cambiamento.

“E debbasi considerare come non è cosa più difficile a trattare, né più dubia a riuscire, né più pericolosa a maneggiare, che farsi a capo ad introdurre nuovi ordini. Perché lo introduttore ha per nimici tutti quelli che delli ordini vecchi fanno bene, et ha tepidi defensori tutti quelli che delli ordini nuovi farebbono bene. La quale tepidezza nasce, parte per paura delli avversarii, che hanno le leggi dal canto loro, parte dalla incredulità delli uomini; li quali non credano in verità le cose nuove, se non ne veggono nata una ferma esperienza” (Machiavelli)

Da cui un enorme capitolo del management è appunto, il change management. Perchè la verità è che la natura umana resiste con tutte le sue forze al cambiamento, e invece si vince solo innovando, cambiando il modo di pensare e di agire, lasciando la strada vecchia ..(etc etc). E le persone più solide, così come le organizzazioni più forti, sono quelle che gestiscono in maniera intelligente i cambiamenti, vedendoli come delle opportunità e non come delle minacce.

Avere un figlio è una delle sfide più illuminanti di change management.

Quando lui è nato ho lasciato alle spalle la ragazza che ero e sono diventata una donna: rendermene conto così all’improvviso, praticamente dalla mattina alla sera, mi ha tolto il fiato. È una crisi, ma intesa nella sua accezione positiva diventa un cammino alla scoperta di noi stessi, che ci abbatte e poi ci fa rinascere arricchiti. Siamo sempre noi, ma in una fase diversa, in cui impariamo un sacco di cose nuove. Non ho elaborato ancora completamente la perdita della spiaggia deserta sull’isola greca, ma ci sto lavorando molto.

 

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5 Risposte per “La consapevolezza di cambiare”

  1. piattinicinesi scrive:

    cara Flavia, questo post mi piace molto.
    sarà che ho sperimentato slla mia pelle la riluttanza al cambiamento nelle grandi aziende da parte delle cariatidi del posto fisso rispetto alle nuove leve, e anche a livello personale il passare dall’essere una pazzerella disorganizzata a una pazzerella disorganizzata con figlio è stata dura.
    per fortuna i miei figli stanno crescendo piuttosto pazzerelli pure loro.
    ciò mi conforta….

  2. Flavia scrive:

    grazie Piattini. per fortuna non ci sono solo cariatidi.. esco proprio ora da un riunione con un incoraggiante "va’ avanti"… i capi intelligenti capiscono che i pazzerelli appassionati di novità possono dargli un vantaggio competitivo, anche se parlano (ehm..assillano forse è più corretto) di cose diverse da quelle che loro hanno fatto per tutta la vita.

  3. pontitibetani scrive:

    il solito input di controtendenza, è il presidio del lato che non si vede.
    ma te lo debbo perchè solo adesso l’ho compreso.
    nell’esame del 1 anno da consulente pedagogico, ci chiedevano una confutazione e una idea a conferma del modello pedagogico
    ovviamente non ha saputo come cavarmela, come confutare un argomento di cui mi ero sostenzialmente innamorata?
    poi il secondo anno abbiamo trattato le resistenze al cambiamento, già qui ci infila il discorso di piattini. cambiamento significa resistenza, perchè vuole dire crescere, e solo se trovi resistenze o confutazioni (credo) vuole dire che l’altro sta incontrando la fatica che gli chiedi, cioè quella di cambiare…

  4. Chiara scrive:

    Nonostante molti lo demonizzino come un cinico innamorato del potere, il vecchio Machiavelli ci vedeva bene e lontano.
    Il Principe mi ha dato eccezionali spunti di riflessione sul mondo del lavoro di oggi. E penso che molti saggi dedicati alla leadership gli siano debitori di molto.
    Forse oggi noi donne avremmo bisogno proprio di uno come Machiavelli, che lucidamente analizzi la situazione e ci dia lo spunto per trovare una via d’uscita.
    Facciamo una seduta spiritica ? ;-)

  5. Flavia scrive:

    Monica, tutte le nostre zone d’ombra (ansia, senso di colpa, ira, depressione, procrastinazione…) possono essere viste come un’immobilità che ci risparmia la fatica di cambiare: mettersi in gioco e cambiare è faticoso!

    sai Chiara, io sono convinta che un sano cinismo può servire. nel senso che in molti casi il "distacco" nel vedere certi dati in modo puramente utilitaristico è più oggettivo, è più convincente del buonismo. In altri termini, "fallo perchè ti conviene": la diversity crea team più forti , la leadership femminile porta alle aziende risultati finanziari migliori sul lungo termine, il cambiamento e l’innovazione ti danno un vantaggio sugli altri e quindi un guadagno, etc. Se si aiutassero di più e meglio le famiglie e le mamme, in Italia si farebbero più figli. E Piero Angela in un libro spiega con dovizia di argomenti scientifici/economici "perchè dobbiamo fare più figli". E così via….


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