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Caro diario: Dialoghi a distanza tra madre e figlia . 3

Pubblicato il 13 gennaio 2009 da piattini cinesi

Diario di Serena, giovedì

Ho sentito mamma. Mi sembrava fosse un po’ giù. Le ho chiesto se aveva notizie di papà e lei mi ha confermato che sarebbe passato anche lui per le feste, a trovarci. Le ha anche proposto di andare alla sua solita mega festa prenatalizia, ma la mamma ha declinato gentilmente l’invito.

- Non sopporto la sua nuova compagna – ha detto – e faccio fatica a sopportare anche il resto dei suoi amici.

A mia madre non piacciono molto le altre persone. Anzi, non le piacciono affatto. Non so come faccia a vivere così. In questo non ci somigliamo.

Già quando mi innamorai di Sergio, il primo anno di università, avevo capito che io non ero il tipo da affrontare la vita in solitudine. E sebbene avessi ancora numerosi dubbi sul mio futuro professionale, sul fronte sentimentale invece avevo le idee chiare, ovvero sapevo con certezza che qualunque lavoro avessi svolto, a fine giornata sarei voluta ritornare in una casa viva e calda di presenze. E questo in fondo voleva dire che non avrei fatto come lei, che da quando si era separata da mio padre si era caparbiamente rifiutata di condividere la propria esistenza con altri, fatta eccezione per me, qualche collega e un paio d’amiche sopravvissute ai naufragi della vita.

E forse dire alla propria madre che uno sta facendo di tutto per non somigliarle non è una bella cosa…

Diario di Carmen, giovedì

Mi ha chiamato Serena, mi ha chiesto di Roberto. Le ho risposto che suo padre sarebbe sicuramente passato a trovarla, e a portare i regali ai bambini. Spero che non si trascini dietro anche quell’oca della sua nuova compagna: è insopportabile, e ormai con l’avanzare dell’età mi riesce sempre più difficile dissimulare i miei veri sentimenti.

A volte quando penso a Roberto mi sento davvero una madre terribile. Mi viene da pensare che forse se fossi stata diversa, più accondiscendente, meno inflessibile, Serena avrebbe avuto un padre presente, vicino, e non un fantasma fuggito in un’altra città per allontanarsi da me….

Però lo so che è sbagliato anche solo pensarla una cosa simile. La colpa non è mai di uno solo. Questo, da avvocato, dovrei saperlo, eppure…non posso fare a meno di sentirmi in colpa.

E specialmente in sere come questa, in cui il telefono tace miseramente e nella inbox ho solo mail di lavoro, e qualcuna, piena di addobbi, con un augurio di cortesia, di cui non mi importa niente.

.Serena non capisce. Per lei è tutto più facile, lei è venuta dopo. Per me che venivo da un paesino del sud ogni minima conquista di un pezzetto di libertà è stata frutto di una dolorosa battaglia. Studiare, abitare da sola, muovermi in un mondo per sua natura maschile… a volte mi sembrava di scalare una montagna di cui non riuscivo a vedere la cima. Mi facevo bella e nascondevo la mia bellezza allo stesso tempo. Facevo come gli altri, più degli altri, aggravando il tono della voce, indurendo i lineamenti, la postura, il modo stesso di muovermi e camminare.

Non mi erano concessi sconti, né comprensione.

Per questo avevo sempre un doppio volto, e facevo in modo di non far trasparire nulla delle mie insicurezze. Poi, quando Roberto se ne è andato, ho rivestito il mio dolore con del nastro isolante e sono andata avanti, e l’ho fatto solo per Serena…

Avevo paura che lei ne rimanesse segnata per sempre, che si legasse a un uomo sbagliato, o che non si legasse affatto, per paura, come ho fatto io. Poi però ha trovato Sergio, e Sergio è davvero un bravo marito, il migliore che uno possa desiderare…lui sa starle vicino davvero, e quando li vedo insieme, a volte, con quel sorriso tranquillo sul viso…mi assale una nostalgia strana – ah questa debolezza senile che mi perseguita – e vorrei tornare ad essere giovane, per ricominciare tutto da capo.

 

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3 Risposte per “Caro diario: Dialoghi a distanza tra madre e figlia . 3”

  1. Mammamsterdam scrive:

    Bello. Finiranno per parlarsi chiaramente, queste due? una bottiglia di vino buono aiuterebbe forse.

  2. Flavia scrive:

    quello che più mi fa commuovere di questa parte è che ci sono cose che ai figli, per quanti sforzi possiamo fare, non riusciremo mai a "dire" veramente. Forse possiamo scriverle, ma in ogni caso le capiranno solo dopo una ventina d’anni. L’empatia e l’amore dovrebbero servire a colmare il gap di due cervelli che sono e resteranno comunque cervelli con mapppe molto diverse.

  3. piattinicinesi scrive:

    alcune cose non si possono dire, vanno solo capite


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