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Caro diario: Dialoghi a distanza tra madre e figlia . 1

Pubblicato il 06 gennaio 2009 da piattini cinesi

Relazioni familiari, riflessioni, bilanci, figure materne di cui abbiamo parlato poco tempo fa. Con Piattini ritorniamo sul tema con un altro piccolo racconto a puntate. Le voci, sono quelle delle quotidianità fatte di distanze, vicinanze, e comunicazioni diversamente complicate…

Diario di Serena, martedì

Stamattina mia madre mi ha annunciato che verrà a trovarmi la settimana prossima.

Non che mi dispiaccia ma, insomma, toccherà prepararmi psicologicamente… E intanto è meglio che vada dal parrucchiere, e che cerchi di riportare le mie mani a uno stato socialmente accettabile, altrimenti…

Ma altrimenti cosa?

Possibile che malgrado tutti i progressi di questi ultimi mesi la prospettiva di una sua visita riesca a mettermi in crisi?

Possibile.

Mi tocca ammettere che ancora temo il suo giudizio, in fondo.

O forse neanche tanto in fondo.

E continuo a sentirmi a disagio, come se le avessi fatto un torto.

Mentre invece ho solo cambiato lavoro.

Diario di Carmen, martedì

La settimana prossima vado a trovare Serena, finalmente, e così vedrò anche i bambini.

Sebbene mi fossi ripromessa di non lasciar passare più tanto tempo tra una visita e l’altra eccomi qua di nuovo, a rimpiangere il fatto che siano passati già tre mesi dalle ultime vacanze.

I bambini ormai saranno giganti e avranno fatto in tempo a scordarsi della nonna.

- Ma che dici mamma – ha protestato Serena stamattina, quando gliel’ho detto. Ma se parlano sempre di te!

Parlano sempre di me! Figurati! Sicuramente lo dice per tranquillizzarmi. Io però tranquilla non mi ci sento affatto, anzi. Ogni volta che mi preparo per raggiungerli mi coglie un’ apprensione stupida e senile. La paura di sentirmi di troppo, di essere di peso. Ho sempre il timore arrivando lì, in quella cittadina dove hanno deciso di trasferirsi lasciando Milano, io possa inavvertitamente danneggiare uno dei sottili e precisi ingranaggi su cui ormai scorre la loro vita.

- Come sei silenziosa, Carmen!- mi ha detto Sergio l’ultima sera che ho cenato con loro.

Non ho potuto fare a meno di sorridere, anche se il mio era un sorriso acido. Ero silenziosa, sì, e per me che ho costruito la mia professione sulla capacità di parlare, di trovare le parole giuste per convincere gli altri a darmi ragione, trovarmi a preferire il silenzio piuttosto che la lite non è certo un buon segnale. Ma un bravo avvocato non è necessariamente una brava madre, e il mio eloquio evidentemente brilla solo in tribunale, perché a casa di mia figlia l’ultimo giorno erano solo musi lunghi.

E dire che l’ammiro tanto per quello che sta facendo!

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