Stili materni e difficili confronti

Pubblicato il 08 dicembre 2008 da Flavia

Porto Cesareo (Lecce), luglio, spiaggia ancora praticabile prima del pienone di agosto, mare cristallino. La bambina (avrà sei, sette anni al massimo) osserva preoccupata il mio Pezzettino, che scorrazza gattonando lungo il bagnasciuga (non cammina ancora e ha affinato la tecnica di “gattonaggio”: tiene un ginocchio a terra e l’altra gamba tesa). Io osservo un po’ a distanza, e mi diverte sempre la reazione degli adulti in questo caso: dopo un caloroso “ciao, piccolo!” si guardano attorno un po’ ansiosi, chiedendosi “Ma dove sarà quella sciagurata di tua madre?!”.

(Perchè, parentesi, per noi italiani una madre deve essere per forza un po’ snaturata se non segue il bambino, china in avanti e a braccia protese per evitare l’inevitabile infortunio, a una distanza massima di 20-25 centimetri. Mentre una coppia di amici indiani in visita con me a un parco archeologico, anni fa, lasciava tra sè e il bambino di tre anni, che correva esplorando, anche 200 metri purchè ci fosse contatto visivo. Ed io ad ogni suo passo lì, lontano, mi immaginavo la caduta dalla rupe Tarpea o nel pozzo dei sacrifici umani. Il che dimostra come ogni cultura abbia le sue distanze).

Alla fine la bambina, la cui mamma è seduta lì accanto, individua il mio sguardo sornione. Dopo qualche tentativo di far tornare Pezzettino indietro, verso di me, e qualche altro tentativo di tenerlo a distanza di sicurezza dalla sua buca nella sabbia, rinuncia a controllarlo e trafelata corre a dirmi con un’aria molto adulta e responsabile:
“è meglio se lo andate a riprendere, altrimenti potrebbe scappare!”
“ e dove?” Ribatto io. “la spiaggia è questa qui, ed io sto qui a guardarlo…” (considerando l’esperienza avuta col primo, tra un anno dovrò invece corrergli dietro dappertutto, quindi tanto vale godermela ancora un po’).
La bambina si allontana un po’ interdetta. Pensava di darmi un consiglio da donna a donna, e devo averla spiazzata. Chiaramente per lei è ancora un po’ presto per capire che esistono diversi punti di vista da cui osservare i bambini piccoli: finora infatti puo’ averne assimilato solo uno, quello da cui sua madre ha guardato lei, probabilmente quello del pericolo. A me invece piace quello dell’esplorazione…

Tutti noi abbiamo ricevuto degli input, dei messaggi, dai nostri genitori. Immagino che il mio modo “primario” di essere madre, i criteri di successo che mi pongo, insomma l’interpretazione generale di questo ruolo abbia preso esempio dalla prima madre che ho visto in azione: la mia (è un modello preciso: si chiama La Tosta).
E così, dopo aver passato l’adolescenza ad urlare “non diventero’ mai come te!” e a scrivere invettive, magari scopriamo in noi con un senso di inquietudine molti lati dei nostri genitori. Le figlie in particolare, quelli delle loro madri. Addirittura le stesse frasi, le stesse espressioni: non vi capita? A me riaffiorano come riflessi automatici di fronte alle eterne sfide dei ribelli: non vuole mangiare…non vuole andare a letto…non vuole fare il bagno.. non vuole lavarsi i denti… ti risponde male e ti dice “scema”… ed io mi rendo conto di dire le stesse frasi. “Guarda che io.. io ti…quant’è ver’iddio…” Sgomento.

Poi ho capito che prima o poi nella vita bisogna tornare indietro e sciogliere un po’ di nodi della nostra infanzia e adolescenza. Magari “lasciare andare” qualcosa.  Un grande esercizio di autoconsapevolezza. Avere un figlio è l’occasione perfetta per farlo, perchè ci mette a confronto con noi stessi, sfida i nostri limiti, ci costringe a conoscerci meglio, ci interroga sui nostri veri valori. E così mi sono confrontata, come madre, con i valori, i messaggi e gli esempi che mi ha dato mia madre: e ho distinto ciò che si adatta a me da ciò che invece per me non funziona, ciò che sento mio da ciò che non lo è. Ho capito qualcosa in più su di me e sulla madre che vorrei essere.

Facciamo degli esempi (continua) >>

2 Risposte per “Stili materni e difficili confronti”

  1. worldwidemom scrive:

    Mi capita di continuo.
    Ho anche cominciato ad apprezzare veramente mia madre in molte occasioni. E ancora più bello per me in questo momento è vedere mia madre assolutamente interessata al mio approccio con mio figlio.
    Credo che l’essere andata via e l’essermela per forza dovuta cavare completamente da sola, mia abbia dato una sicurezza e una forza tale di fronte alle quali anche mia madre ne è rimasta sorpresa e orgogliosa.

    Mi ritrovo in continuazione in frasi e pensieri di mia madre…Spesso ci rido su….
    E anche io giorno dopo giorno faccio le mie scelte…

  2. piattinicinesi scrive:

    da questo punto di vista la distanza aiuta. il "cavarsela da soli" avviene sempre, ma avviene ancora di più e meglio quando ci sono molti kilometri di mezzo e il confronto con una cultura diversa. non migliore né peggiore, ma diversa, che ci aiuti a vedere le cose da un punto di vista diverso, ea riconoscere i nostri pregiudizi, i nostri preconcetti.
    anche a me ha fatto bene, molto…


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