Stili materni e difficili confronti (II)

Pubblicato il 05 dicembre 2008 da admin

Francesca ha 33 anni ed è una giornalista, abituata a “pensare per iscritto”. E’ così, grazie alla parola scritta e alla riflessione, che ha attraversato e superato un’adolescenza tortuosa e avara di momenti veramente sereni. Dopo aver perso il padre da piccola, ha vissuto con una madre dalla personalità molto forte, e una sorella minore molto fragile. Da molti anni ha una relazione con Giulio, un collega: si sono conosciuti quando erano ancora studenti. E poi è arrivata Claudia, un anno fa, a farli letteralmente impazzire (di felicità sì, ma non solo).

Una sera Francesca scrive ad un’amica che le chiede “come si sente da quando è diventata mamma”. Un’occasione per riflettere sul suo concetto di mamma, secondo la sua esperienza.

“Capire me in relazione a mia madre, cosa ho accettato e cosa ho rifiutato di lei, è stato un passo importante per definirmi come madre a mia volta. E’ una sintesi che ha richiesto varie ore di guida assorta, mezze nottate insonni, molto impegno mentale e qualche lacrima sfuggita al mio controllo…
Mia madre ha fatto l’insegnante, e il mio stile di vita è sicuramente diverso dal suo, a causa dei miei ritmi, dell’imprevedibilità del mio lavoro. Ma trascorrendo con lei l’infanzia e l’adolescenza ho elaborato i suoi messaggi e i suoi valori: alcuni li ho fatti miei dandoli per scontati (ad es. l’onestà, la sincerità,….) altri li ho presi e riadattati e magari smussati durante il mio percorso personale (ad esempio lo stile di comunicazione brutalmente diretto al punto..), altri infine li ho valutati e respinti perchè non li sentivo miei. Questi ultimi sono ugualmente importanti perchè so che contribuiscono a definirmi come personalità indipendente.

eccellere: nello studio, nello sport, nel lavoro, impegnarmi a fare bene in qualsiasi cosa che intraprendo. Ma talvolta, la pressione è eccessiva. Se nello studio non avevo problemi, come nuotatrice non ero così forte. Mi emozionavo in gara, avevo gravi passaggi a vuoto e quindi spesso avevo delle performance molto al di sotto dei miei potenziali. Lei non era tanto brava ad accettare le mie sconfitte, partecipava con così tanta ansia che decise di non venire piu’ a vedermi alle gare. Io stessa faccio ancora fatica ad accettare un fallimento. E così quando Claudia si arrabbia perchè ancora non riesce a fare qualcosa, cerco di farle capire che sbagliare e’ ok, fallire fa bene ed è necessario per imparare e crescere. Conoscendo i miei limiti, mi concentro di più per darle il buon esempio.

Resistere stoicamente alle difficoltà, senza lamentarsi: per esempio i dolori del parto sono una cosa naturale e si possono tranquillamente affrontare, lo stesso per la routine delle poppate del neonato. Questo, lo ammetto, è un positivo messaggio di coraggio, ma mi ha anche messo in difficoltà. Da un lato con il suo esempio e i suoi racconti (dolore si’, ma niente tragedie) non ho mai avuto una particolare paura del parto (nè dei dottori, nè degli aghi… e questo è utile con i bambini), dall’altro mi ha fatto temere che la sensazione di totale sbandamento e di perdita di libertà dei primi mesi fosse da debole, o peggio innaturale e sbagliata. E poi, per quanto riguarda i dolori del parto… mi sono informata bene e ho scelto l’anestesia epidurale – nonostante il disaccordo di mia madre – in base a un semplice ragionamento: giustissimo non avere paura, ma se esiste un modo per eliminare o ridurre il dolore, ben venga. Ha funzionato, forse proprio grazie alla mia soglia del dolore alta, e il parto è andato così bene che lo racconto ancora con piacere…

Essere madre è innanzitutto sacrificio. Esprimere e perseguire i tuoi desideri significa essere egoista. No, non sono per niente d’accordo su questo. Una madre non deve rinnegarsi, e anche se magari è convinta di fare l’unica cosa giusta in quel momento, non fa il bene dei suoi figli. Insomma, questo è un discorso complicato e molto personale. Ma io preferisco che Claudia prenda esempio da una mamma che non ha solo lei, che non vive solo come mamma ma anche come donna, come giornalista, come persona dai tanti interessi.

E infine, viene il bello: essere madre significa porre delle regole e dei limiti, mi ha sempre detto. Ecco sì, sono d’accordo. E finalmente adesso posso stabilirle io, le regole. E posso anche stabilire le eccezioni. “

3 Risposte per “Stili materni e difficili confronti (II)”

  1. pontitibetani scrive:

    RIAPPACIFICAZIONI

    ho incominciato a farle alla veneranda età di anni 44 (cioè da un annetto circa) …
    a riappacificarmi con i continui distinguo su come mi ha educata mia mamma e come io educo figlia grande e figlia mini.
    (bene/male- meglio peggio etc etc)

    la "colpa" è legata alla formazione che, come consulente pedagogico, sto facendo, e all’abbandono progressivo dei vari psicologismi; per spostarmi su sguardi più volonterosamente pedagogici educativi e, assai presuntuosamente, un pò più filosofici.
    così dopo un anno impiegato a riflettere sui segni lasciati dall’altro (fra i quali altri metto anche mia madre) mi sono riassunta la responsabilità del mio carattere (caratteraccio); quelle legate al mie menate abbandoniche indipendenti dalla realtà familiare.
    finendo con il riappropriarmi del mio essere donna anche grazie a lei. recuperando tutti i segni di lei dentro di me:
    l’amore per certe precisioni, per lo studio, per la voglia di approfondire e per il mio lavoro.
    ultimo aspetto che si declina e coniuga con la passione civile paterna e si realizza in in lavoro educativo in ambito della cooperazione sociale.
    ma questo non mi ha ancora permesso di definire me stessa come madre, o meglio questo è un lavoro davvero in perenne costruzione.
    così come lo è vivere…

  2. piattinicinesi scrive:

    "un lavoro in perenne costruzione" mi piace questa definizione, monica, mi piace davvero tanto

  3. Flavia scrive:

    "recuperando i segni di lei dentro di me": sai Monica, certe volte i commenti sono più belli dei post!


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