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Quelle mattine che

Pubblicato il 22 dicembre 2008 da Flavia

Mi sveglio con una stanchezza mortale addosso e pensieri negativi che si inseguono come cani rabbiosi in un cortile. Pensieri tipo: ieri sera avrei dovuto lavarmi i capelli ma quella doccia maledetta diventa fredda dopo due minuti, sono settimane che non faccio una doccia decente, anziché farmi rilassare mi fa incazzare. Volevo andare a vedere Mamma Mia al cinema almeno due mesi fa, sapevo che era molto carino, ma lui mi ha detto di no tre volte quando glie l’ho proposto, e ora non sarà più nelle sale. Avevo anche dei biglietti omaggio per il Warner Village, sono ancora attaccati al frigorifero. Il Natale lo passeremo in quarantena aspettando la varicella di Pezzettino dopo quella di Pezzetto appena finita (sarebbe un miracolo se non l’avesse presa, è solo questione di ore immagino). La tata mi sta stressando paurosamente e ha la cattivissima impostazione di considerare lui il padrone di casa e me quella su cui riversare tutte le critiche. Le va fatto un discorsetto. Pezzetto non ha ancora scritto nessuna letterina.

Mi pare di ricordare un certo Sfelix e il suo “recrimination for ever”….

Mi alzo con uno sforzo sovrumano e mentre sono in bagno, lo sento che si è alzato nello stesso momento ed ora si aggira angosciato e piagnucoloso perché non mi trova. Mi sbrigo per uscire dal bagno buttando la prima imprecazione (neanche la pipì in pace, e questo è un classico).

La tata mi annuncia che domani ha da fare per fatti suoi e poi ha le ferie e ci rivediamo direttamente il 7. Da sola già domani a pensare alla spesa e a cosa mangiare e alla varicella e alle notti in bianco? Posso urlare?

Mi annuncia anche che domani deve essere pagata, e siccome pur avendo tutto in regola ha pensato bene di non aprirsi mai un conto in banca, ogni mese ci tocca prelevare 4 volte al bancomat solo per lei, tra file, dimenticanze e altre varie imprecazioni. Mando un sms al salentino per avvisarlo di non dimenticarsi i suoi prelievi questa volta. Mi vesto, ma devo rifarmi il guardaroba ormai, tra poco viene Alberto Angela a girare un documentario nel mio armadio. La moda non rientra nei miei core values. Aspetterò i saldi e scriverò “shopping” nella mia lista, perché quando scrivo una cosa nella lista finalmente mi scatta l’istinto compulsivo a farla. Esco caricandomi la macchina di spazzatura che ieri abbiamo dimenticato sul balcone. E faccio due file a due bancomat diversi visto che il primo non mi ha fatto fare la seconda operazione. Mentre prelevo, squillano in sequenza i due numeri, è la stessa persona che prova insistentemente. Li zittisco entrambi sempre più isterica. Mi rimetto in macchina, questo scatolone di Opel Zafira che mi hanno dato temporaneamente, e mi accorgo che il display sta cercando di dirmi qualcosa. In tedesco, e con tanti punti esclamativi.

“Weichritte!!!!

Bitte! Danke.

36 km.”

Cosa cavolo vuol dire? Si dice pure grazie e prego da sola? E come cavolo si cambia la lingua? Registro mentalmente le parole per cercare la traduzione appena mi collego (ma le ho registrate male). Il cd per qualche motivo oggi non funziona se non dallo sterzo, e cerco di mettere qualche pezzo che si possa agevolmente urlare. Mi viene bene Giorgia.

Un cretino si immette prendendo la svolta leggermente larga e quasi mi viene addosso. Quinta imprecazione, di volgarità crescente.

Arrivo in zona ufficio e mi compiaccio di una manovra di parcheggio al centimetro. Ma il telefono squilla di nuovo e questa volta è Milano, l’assistente mi chiede dove mandarmi un gentile omaggio culinario proveniente dall’ufficio di Norimberga (è il giorno della Germania). “Ma che sono wurstel e crauti? E’ roba deperibile?” “No dai, sono dolci tipici” ride. “Allora mandameli a caaaaaa   

Avendo parcheggiato appiccicata a un muro, sto cercando di recuperare le tre borse piene di file che ho con me mentre sono al telefono e sporgendomi sul sedile del passeggero, ho perso l’equilibrio e mi sono incastrata tra il cambio e il sedile e…. roba che una posizione così non l’ho mai provata neanche quando sarebbe valsa la pena provarla. Mi viene un impulso irresistibile a ridere ma riesco a risollevarmi facendo leva su un braccio, facendo finta di niente e concludendo la telefonata. Subito dopo richiamo il mio amico promotore finanziario che mi aveva cercata prima, quello che con una pacca sulle spalle mi ha appena restituito un piano di risparmi che ha fruttato la bellezza del minimo garantito del 2,5% in 10 anni, commentando: “hai beccato gli unici 10 anni negli ultimi 100 anni, in cui la borsa è scesa”.

Varco l’ingresso dell’ufficio.

Sono ospite di un’altra società del gruppo e non ho nessuno in particolare che mi aspetta, ma la segretaria quando mi vede mi sorride e mi chiede se voglio unirmi a loro per il pranzo di Natale. Le dico certo, volentieri (certo, con questi capelli oggi…e vestita così….) “Ma bene, ecco, allora sono 8 euro, quest’anno la società non offre il pranzo perché c’è la crisi, e allora ce lo siamo portato noi”

Però, che bel sole oggi, finalmente.

E a casa ci sono un albero e persino un presepe; dopo 6 anni itineranti è finalmente il primo Natale in una casa-casa.

Auguri a tutti!

 

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3 Risposte per “Quelle mattine che”

  1. M di MS scrive:

    Auguri anche a te, Flavia!
    Vedrai che bello la mattina di Natale con i tuoi bambini!
    Anche io ho giornate simili, ma da oggi il mio maritino è in vacanza qui con me e tutto mi sembra più facile.

    M di MS

  2. Isa scrive:

    Auguri anche a te, a tutti voi a casa!
    Dai, su con il morale! vedrai, passa tutto domani! :) M di Ms ha ragione, Natale con i bimbi è un momento magico: dimenticati di tutto il resto, concentrati solo sulle cose belle! ce ne sono, e tante :))))
    "mamma mia", te lo regalo io per Natale! me lo sono perso anch’io, quasi quasi ci andavo ieri sera ma mi è venuto un’attacco di "flegme aigue" e me ne sono rimasta davanti al camino! lol … cosi’, compro il dvd, mi faccio una copia e ti mando l’originale: vabbé?! :))
    Baci!

  3. Flavia scrive:

    grazie del supporto e degli auguri, comunque non sono mica giù di morale. era solo un po’ di Murphy con cui farvi ridere. E poi mi piace Natale!


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