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Dialoghi dell’autostima – II

Pubblicato il 01 dicembre 2008 da Flavia

Si parlava di autostima e di mamme. Isabella ha attraversato una bella prova, che l’ha portata vicina alla vera e propria depressione. Angela, psicologa, è prima di tutto l’amica che le è stata accanto, ma è anche molto interessata alla relazione tra autostima e maternità.

“La tua autostima ha avuto un forte scossone – dice Angela – ma poi si è ripresa bene. E devi sapere che una sana autostima genera una “profezia positiva”, perchè provoca comportamenti che danno maggiori risultati positivi. Da questo la fiducia ne esce rafforzata, e così via, in un circolo virtuoso”

“Davvero? E quali sono questi comportamenti?”

“Chi di solito ha abbastanza fiducia nelle proprie capacità fa spontaneamente tre cose molto importanti: primo, agisce di più, secondo persevera di più, e terzo, si riprende più in fretta dai fallimenti.”

“Agire? Pensavo che la psicologia non si occupasse delle azioni, ma solo dei meccanismi mentali.”

No. Infatti, l’azione è un tema che mi è molto caro, per istinto e carattere, e mi fa piacere ritrovarlo nei libri che studio. È la mia fissazione, in effetti. Non mi piace avere idee senza poterle mettere in pratica. Non possiamo stare bene se ci arrovelliamo e poi non facciamo niente. Non dobbiamo farci paralizzare dalla timidezza e dalla paura di non fare bella figura. Se abbiamo qualcosa che ci appassiona, dobbiamo perseguirlo. L’unico modo per farlo è… farlo. Darci una mossa e prendere l’iniziativa. Non tutti apprezzeranno, non ci verrà tutto perfetto, ma pazienza. Viviamo per esprimere noi stessi e per essere felici di questo, non per dimostrare qualcosa agli altri.”

“Certo Angela, per essere una psicologa tu invece sei molto concreta. È il tuo punto di forza!”

“Che mi dici di “perseverare?”

“Sì, questo lo capisco. Mi ricorda mio padre che mi diceva sempre: “nessuno nasce imparato”. Penso che sia grazie a questo che sono andata bene all’università. Non scoraggiarsi”

“Lo sai, l’aspettativa del successo è più importante dell’effettivo successo. Perchè chi ha questa aspettativa agisce di più e persevera di più, quindi statisticamente avrà più successi di chi per paura si ritiene incapace, si fa prendere dall’ansia e si tira indietro.”

Isabella fa un sorriso di indulgenza verso sè stessa, di quelli che ti vengono quando accetti le tue stranezze, perchè le capisci. “Spesso mi sono rimproverata per essere stata troppo “ottimista” e non aver saputo prevedere che qualcosa sarebbe andato male. Così quando le cose sono andate male mi sono sentita inadeguata e persino un po’ ridicola. Invece, ora apprezzo molto il fatto che la mia propensione naturale sia quasi sempre quella di credere che andrà tutto bene: ci sono persone che non ci riescono mai. E così mi viene più facile dirmi: la prossima volta farò sicuramente meglio.”

“Hai espresso perfettamente il concetto di perseveranza. Ed è grazie a questo che hai superato i tuoi momenti difficili”

Angela prosegue con l’ultimo concetto.

Riprendersi velocemente: questo è l’idea di autostima ancora più confortante. Vuol dire che una buona autostima non è affatto inarrivabile. Perchè non mi richiede di non avere paura dell’insuccesso, ma mi incoraggia ad accettarlo e a superarlo senza rimuginarci troppo. E mi fa continuare a credere che, con l’impegno, qualsiasi cosa sia alla mia portata, perchè ho un cervello che tutto sommato funziona bene.”

Isabella sta ridendo: “Ah beh, io ce l’ho eccome, la paura dell’insuccesso. E forse è proprio per paura che tendo ad escluderlo dal novero delle possibilità? Chissà! Ma sono d’accordo: non posso lamentarmi troppo della mia testa!”

Insomma… attraversare dei momentacci è normale. Sentirci spesso imbranate, pure. Ma evitare che questo ci addolori in modo insopportabile e ci paralizzi nell’azione, questo è fattibile, e fa una grande differenza.

Una bella frase: è meglio vivere per perseguire la nostra felicità, che per evitare il dolore.

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