L'empowerment materno e il nuovo marketing

Pubblicato il 10 dicembre 2008 da Flavia

Riflettevo sul concetto di empowerment delle mamme. Come lo traduco? “avere il potere”? Un po’ mistico… “Esprimere la propria opinione?” “Influenzare?” “partecipare attivamente?” Roba tra Scientology e il ’68… Non lo so. Lo lascio così.

L’empowerment delle mamme è innanzitutto un modo di sentirsi: sentirsi sicure, “a posto”, ognuna con le proprie capacità e le proprie scelte. Senza bisogno di giustificarle criticando quelle delle altre, ad esempio.

Poi, l’empowerment delle mamme passa attraverso la possibilità di dire la loro sui prodotti e sui servizi che le riguardano. Dagli asili ai marsupi e agli omogeneizzati. Ma non penso ai tradizionali focus groups in cui qualcuno presenta un’idea e dieci donne intorno a un tavolo la vivisezionano freddamente.

Penso alla partecipazione delle mamme nella fase precedente, cioè la generazione delle idee. Perchè la creazione di qualsiasi soluzione utile nasce più che dal ragionamento su un problema prestabilito, dalla riformulazione del problema stesso in modo nuovo. E sono quelle le idee migliori.

(Certe volte nella vita le coincindenze sono potenti: in almeno tre libri diversi ultimamente, ho trovato la stessa citazione di Einstein. “Non è possibile risolvere un problema con lo stesso livello di pensiero che sta creando il problema”. Ma in fondo non esistono le pure coincidenze: sono gli interessi che ho in questo periodo che mi portano a sbattere sempre su un certo tipo di libri… Comunque la sua che preferisco è “E’ meglio essere ottimisti e avere torto, che essere pessimisti e avere ragione”: anche se qui non c’entrava granchè, ce la metto lo stesso)

E ancora, penso alle mamme che, scrivendo e ragionando insieme, aiutino a decodificare le loro emozioni, affinchè il resto del mondo (dal resto della famiglia, intendo, fino ai politici e ai copywriter) entri finalmente in sintonia con loro.

Faccio un passo indietro. Il nocciolo delle prime lezioni di marketing ricevute dal mio capo in Procter & Gamble era: qualunque cosa tu dica, anche una massaia calabra baffuta deve essere in grado di capirlo. Da allora, chissà quante migliaia di tonnellate di detersivo liquido per lavatrice saranno passate sotto i ponti (il mio primo lavoro era nei detersivi, infatti mi è rimasto addosso questo vago odore di Dash). Rispetto ad allora, oggi posso permettermi di cambiare approccio. Anche per questo c’ho un’età. E poi rispetto a 15 anni fa, in Calabria ci saranno molte meno massaie baffute e molte più laureate depilate.

Credo che dobbiamo ripartire dalle mamme pensanti e scriventi, quelle che, anche se sono ancora un piccolo drappello rispetto al totale, stanno riscrivendo per tutte noi un concetto millenario come la maternità. Scusate se è poco.

Allora il web può essere una specie di sfogo. Qui, quello che penso diventa immediatamente visibile (e quindi posso anche ricevere pesci in faccia) e immediatamente “azionabile”. E quello che penso, è che le aziende debbano imparare nuovi modi di parlare e nuovi modi di generare idee con le mamme. Mentre alcuni lanciano i primi blog aziendali (aziende con le orecchie del mio web-amico Massimo Carraro ne è la rassegna completa), alle mamme, si parla ancora per stereotipi. Ma perchè?

Forse posso parlarvi di un marketing in veste “umana”, parlarvi dei brand, dei ragazzi che ci lavorano fino a notte. E a loro posso parlare di questa nuova, fantastica, “unprecedented” generazione di mamme.
In qualche modo, ci proverò: proverò a creare un piccolo laboratorio dove far comunicare questi mondi. E inauguro quindi la sezione “marketing della conversazione“.

19 Risposte per “L'empowerment materno e il nuovo marketing”

  1. Laura.ddd scrive:

    Allora Flavia, non capisco ma mi butto:
    Sono una che
    - non ha mai comprato Dash
    - non guarda la tv per non vedere le pubblicità
    - compra tutta la spesa che puo’ col GAS
    - se ne infischia dei brand e delle firme
    eccettera eccetera eccetera
    percio’ questo tuo post mi ha creato cosi’ un senso di…quasi di fastidio
    pero’
    sono una che
    - quando non capisce qualcosa si incuriosisce ancora di piu’
    - crede nel dialogo
    - ha una qualche speranza che i sistemi che non ci piacciono si possano cambiare
    inoltre
    - mi sei simpatica
    - mi ispiri fiducia
    percio’
    continuero’ a seguirti anche con maggior curiosità,
    buon lavoro!

  2. piattinicinesi scrive:

    rispondo a Laura
    ecco…anch’io sono così, e penso come te che i sistemi che non ci piacciono possono cambiare, per questo sono molto incuriosita da questa sezione

  3. Flavia scrive:

    grazie mille, è proprio quello che speravo tanto di sentire…

  4. Raperonzolo scrive:

    Pur essendo fortemente allergica al marketing (una specie di diffusa orticaria) benevolmente ti ascolto e ti seguo :-)

  5. Simona scrive:

    Anni fa mi sono interessata di marketing (farmaceutico) in modo marginale e devo dire la verità che alcuni concetti base, generali, mi sono rimasti impressi.
    Non sono allergica come Rapè ma "sensibilizzata" però questa sezione mi incuriosisce, specie perché creata da un’addetta ai lavori;-)))

  6. M di MS scrive:

    Ciao Flavia.
    Sono molto incuriosita da questa sezione. Vorrei capire se prossimamente ci darai qualche grosso pesce da sbranare o se si fa l’autogestione.

    Quanto a come la pubblicità tratta le donne, beh, lasciamo perdere. Io vorrei scrivere un post dedicato all’ultimo spot Golden Lady, che mi mette decisamente a disagio ed anzi, sembra parlare solo ai maschi e alle donne che si vedono come le vedono i maschi. Avete presente?
    Anzi, Flavia, dì al tuo amico Massimo Carraro di proporre alla Golden Lady un bel corporate blog e vediamo cosa ci scrivono su le clienti!
    Sono troppo acida?

  7. Flavia scrive:

    TUTTE mi dimostrano curiosità e addirittura, Rape, benevolenza…:-) considerato che era un inizio su un argomento generalmente antipatico, è un ottimo risultato. Grazie della fiducia ragazze.
    M di MS, no, non sei troppo acida. Tieniti pronta con il tuo post sulla pubblicità: era proprio una cosa che vi avrei chiesto a brevissimo di venire a discutere qui, mi farai anticipare un’iniziativa! Comunque, il piano è in divenire, diciamo che noi cominciamo ad agitare le acque, rimanendo in tema ittico. Credo nei piccoli passi e che le cose possano cambiare, sì. Questa tra l’altro è la tesi di un libro che si intitola "the tipping point", ora magari ve lo metto nel bookshelf…

  8. Panzallaria scrive:

    secondo me si parla con stereotipi abbastanza in generale (poi si sa, le mamme sono considerate spesso delle cerebrolese in grado solo di sfamare i loro cuccioli!) però in tal senso credo che ultimamente si sia prodotto uno scollamento totale tra chi pensa ancora il marketing e la comunicazione alla vecchia maniera e i nuovi canali di comunicazione dal basso.. cose interessanti in questo senso le sta scrivendo e dicendo (vedi ultimo barcamp) Luca Debiase e anche Sergio Maistello in uno dei suoi ultimi post nel parla diffusamente. c’è un divide culturale che deve essere sanato se le aziende non vogliono capitolare il Mercato, specie in un momento di grande crisi come questo.
    la questione è veramente succosa e come sai, mi incuriosisce parecchio…
    ;-)
    ciao
    panz

  9. worldwidemom scrive:

    Dunque..anche io sono allergica al marketing. Anche se messa sul piano della comunicazione e sull’immagine della donna e della madre che ancora ci propinano…Beh sì anche io sono curiosa.
    Parteciperò con la mia testimonianza americana.
    Ieri ho notato questo titolo in libreria:
    Trillion-Dollars Moms: Marketing to a New Generation of Mothers
    Mothers are the most powerful consumers in the United States today. But to obtain a portion of the $17 trillion+ spent by moms, authors Maria Bailey and Bonnie Ulman say marketers must recognize the power of mothers, appreciate the time they put into selecting a product, and understand what it means to be a mom today.
    It’s a far cry from years past. Recent Census results indicate that the mom market has dramatically changed.

    Insieme a molti altri titoli del genere. Sono proprio curiosa…

  10. Flavia scrive:

    Panz: grazie della segnalazione, lo scollamento tra la vecchia maniera e le iniziative dal basso, è esattamente il punto.
    WWM (per me WM significa washing machine… scusa la deformazione!!!!!): sì, citi una fonte molto autorevole,e in America sono più avanti. Non ho ancora letto la Bailey ma vado ad istinto…
    @Tutte che hanno commentato con curiosità: la pubblicità è solo l’ultimo di una serie di passi, è solo la punta dell’iceberg, ed è quella che vi sta antipatica. Cercherò di parlarvi anche di tutto il resto dell’iceberg…

  11. mariangela scrive:

    Commento di supporto da "dentro" (il marketing…), ma con altrettanta curiosità… Bello che ci siano punti di vista differenti, e bello che anche dalla parte "diffidente" ci sia l’intelligenza di pensare che c’è anche chi per marketing intende ancora la soddisfazione dei bisogni……..quelli veri, che ci sono, esistono, cambiano, hanno bisogno di soluzioni diverse adatte alle nuove situazioni (e quanto sono esistenti, e quanto in evoluzione, i nostri bisogni di mamme!)…. Certo, qualcuno è andato lungo con il marketing come "creo bisogni e poi li soddisfo" e questa diffidenza (che poi è anche mia, intendiamoci) è il risultato….
    Allora Flavia, quand’è che tiri fuori il coniglio dal cilindro???

  12. Flavia scrive:

    A piccoli passi, prima bisogna che vi racconti un po’, e voi mi racconterete: questo scambio di vedute è il primo obiettivo. Certo mi piace pensare in grande ma non vorrei che qui tra pesci e conigli, mi si sopravvaluti!

  13. pontitibetani scrive:

    diciamo che, ferme restando alcune allergie ad un certo tipo di marketing, esiste anche la possibilità di vederne alcuni risvolti positivi.
    uno fra tutti e cosa non da poco è la capacità, rara ma possibile, di evidenziare alcuni mutamenti di costume che in italia la politica ancora nega …
    (la famiglia di fatto, la famiglia ricostituita, la mamma che fa la haca prima di partire in machina con il pargolo in città … eh!?) senza lanciarsi a riflettere sulle proverbiali e sempre molto discusse provocazioni di oliviero toscani…
    insomma il mercato sa meglio e prima cosa succede nelle società …
    lo sa per vendere eppure contribuisce involontariamente a diffondere uno sguardo di una società in mutamento.

    inoltre, arrivando dal sociale, posso aggiungere che anche lì si vende un prodotto, una prestazione, un servizio che si chiama cura, educazione, cultura etc etc etc ..
    cioè vendere è una attività umana. meglio se è intelligente, attento, etico, utile …

  14. pontitibetani scrive:

    ps sai/sapete cosa mi spaventa davvero l’idea di sfuggire ad una gabbia identitaria per trovarne una nuova, il marketing per la blogosfera, per le nuove mamme ….

    meglio sarebbe se possibile non finire di nuovo in gabbia, cosa che tu stessa proponi con vere mamme … come fare convivere le due istanze=??

  15. Flavia scrive:

    @ponti, vedo che i tuoi sono, come è normale che sia di fronte alle cose nuove, sia timori che speranze. Il fatto è che sento il dovere di provarci, e di certo non è una nuova gabbia incoraggiare le persone ad avere un libero scambio di opinioni… queste sono le premesse. Le due istanze hanno come punto di contatto l’empowerment: le madri (le donne) debbono ascoltare se stesse, e con questa stessa sicurezza farsi ascoltare.

  16. pontitibetani scrive:

    @flavia … infatti non mi riferivo qui e a "te/noi" su vere mamma ma un pò a tutta l’attenzione mediatica che ruota intorno alla mammablogosfera, attenzione utile e necessaria finchè riusciamo a padroneggiarla, anzichè farcene padroneggiare. peraltro ti confermo che vere mamme sembra essere una delle palestre più interessanti, sino ad ora, trovate in questo mondo nuovo …
    il fascino sta nel tentativo della co-costruzione di questo spazio …
    sono convinta, altresì, che una buona dose di auoconsapevolezza ed autostima sia un ottimo avvio proprio per sapersi fare ascoltare …
    :-)

  17. Flavia scrive:

    grazie davvero, e comunque i "caveat" che ogni tanto mi date sono molto utili.

  18. Kappa scrive:

    io credo che le aziende abbiano bisogno di noi come noi di loro e che si potrebbe provare a non farci la guerra ma a creare un’alleanza utile ad entrambi. Noi abbiamo delle necessità , dei problemi da risolvere per vivere, loro per vivere devono vendere qualche cosa, e hanno il potere di realizzare cose che per noi da sole sono irraggiungibili. Non ci può essere un punto di incontro?

  19. Ondaluna scrive:

    Riverberi:
    io quando penso ad "empowerment", penso a "sviluppo", "strategia", "crescita e condivsione". Perfettamente in linea, quindi, con quello che il tuo sito vuole creare. Collaborazione, scambio, auto-sostegno. Sì, proprio empowerment.


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