Io non sono quella lì! Ma allora chi sono?

Pubblicato il 14 dicembre 2008 da Flavia

Sempre amorosa, industriosa e competente come nelle pubblicità delle merendine? Ma io non sono quella lì. Io posso essere anche imbranata, incasinata, incavolata… La maternità non è un sogno romantico, è fatta anche di arrabbiature, insofferenze, frustrazioni, infinita stanchezza. Ma allora… chi sono?

Prendiamo la pubblicità, per esempio. La pubblicità tende a rappresentare l’immaginario collettivo e a cogliere ed amplificare gli ultimi trend. Ma fateci caso: finché si raffigura una donna, si moltiplicano immagini moderne di sportive, professioniste, ragazze acqua e sapone, oppure seduttrici, fino al classico intramontabile della donna oggetto. Se ne discute, qualcuno si ribella, qualcuno cerca di ritrarre donne vere, belle in sè al di là dei canoni estetici, mentre altri si ostinano ancora ad usare modelle ipermagre e ritoccate al computer. Ma, almeno, esiste una certa pluralità di idee. Quando si parla invece di donna come mamma, non ce n’è. Non c’è spazio per discussioni, nella pubblicità non c’è pluralismo. Evidentemente il creativo medio si paralizza. Forse non gli viene in mente niente, tranne l’immagine di sua mamma negli anni 60 o 70…? Non lo so, ma di certo si ripiomba in un passato che non esiste più. C’è una deprimente mancanza o confusione di idee, e nel dubbio non si sa fare altro che riproporre l’ideale perfetto, il vecchio stereotipo. Non si riesce a trovare nuovi modelli, delle alternative. Certo, se le mamme stesse fanno fatica a riorganizzarsi la vita e a trovare un’identità equilibrata, cosa ne sa il creativo o la creativa, magari trentenni, di “genitorialità”? Beh, tanto per cominciare potrebbero frequentare un po’ i nostri blog…

Dai creativi forse pretendo un po’ troppo, ma sono certamente le aziende, i loro clienti, che dovrebbero aggiornarsi e conoscere meglio le mamme a cui vogliono parlare.

Un primo passo per cambiare i toni e rivolgersi a un certo tipo di mamme “agguerrite”, l’ha fatto forse la Fiat qualche tempo fa (con uno spot che pare abbia causato addirittura un incidente diplomatico con l’ente per la protezione delle tradizioni culturali maori. Dicono, tra le altre cose, che certi gesti rituali come le linguacce sono riservati agli uomini. Bleeeeah!)

Le mamme sono ormai un universo complicato, in evoluzione, in grande fermento. Libri, siti, e-zines, editoriali, blog, aggregatori, non esauriscono il fenomeno e il cambiamento in atto. Ma le mamme blogger sono solo il vertice di quella che Forrester Research definisce la “social technographic ladder” – in altre parole, mentre di solito i gruppi rilevanti si individuano per dati socio-demografici (età, regione di residenza, titolo di studio, reddito, etc), il metodo proposto da Forrester individua i diversi tipi di utilizzatori delle tecnologie sociali: gli inattivi (ancora la maggioranza), gli spettatori (tantissimi), quelli che aderiscono ai social network (tanti), i collezionisti di siti e blog (come la mitica Panzallaria, che sa usare i feed reader e tutte la invidiano), i commentatori (tutte noi che mettiamo bocca e siamo dappertutto come il prezzemolo), e infine i creativi (noi che postiamo postiamo e postiamo). Ora, i creativi sono quella piccola percentuale che produce contenuti per tutti gli altri, e quindi influenza le attività e i pensieri degli altri.

(Ecco perchè investo tanta energia nel cercare di far “passare” l’idea di VereMamme: siate ognuna la mamma che sentite di essere. Smettetela di giudicarvi, da sole o le une con le altre. Perchè magari, a furia di parlarne, ripeterlo, diffonderlo, tutte le mamme “spettatrici” o ancora “inattive” si attiveranno. Mentalmente parlando.)

Ma la domanda resta: chi sono le mamme oggi, quelle vere e non quelle delle pubblicità? Qual è il nuovo ideale di mamma?

È difficile “classificare” un’esperienza così complessa e personale, anzi forse è proprio sbagliato.

Ma immaginiamo per un attimo di porre su un grafico questa “mamma in movimento”, per verificare come la mentalità femminile legata alla maternità si stia evolvendo. Un grafico simile alla curva di adozione di un’innovazione.

Il modello sociale prevalente con cui tutte prima o poi facciamo i conti è quello: le incombenze dei bambini e della casa spettano a te, perché tu sei la mamma ed è giusto così. Se senti che vorresti non certo sottrarti a quelle responsabilità, ma vederle più equamente ripartite, se pensi che la famiglia sia un problema non solo tuo, ma anche culturale e collettivo, non sei troppo normale (sensi di colpa). Se cerchi apertura e nuovi punti di vista, sei un po’ “fuori”: menomale. Tutti i progressi sono avvenuti così.

La curva di adozione di un’innovazione dice che quando nasce una nuova idea, fosse l’ipod o la maternità del terzo millennio, la adotta per prima una minoranza anticipatrice (“early adopters”), fatta di persone curiose e affamate di novità. Segue a distanza la maggioranza, divisa in un gruppone che segue con cautela gli innovatori, e un altro gruppone che aspetta di sentire cosa ne pensano gli altri. E infine arriva la coda dei conservatori, che stavano benissimo anche prima ma, loro malgrado, si adeguano al mondo che cambia. E’ stato così anche con la lotta per l’emancipazione femminile – che non è completa se le donne non si emancipano anche come mamme – ed è stato così per tutte le novità della storia.

Se escludiamo le due “code” delle casalinghe per vocazione e libera scelta (ma veramente vocazione e veramente libera), realizzate e felici, e delle innovatrici che provano stili di vita alternativi, direi che la maggioranza di noi si trova ancora nel gruppone di mezzo, tra le organizzate e le meno organizzate, tra le confuse e le incazzate. Tutte quelle che si moltiplicano tra lavoro, nonni o asilo o baby sitter, casa, cena, e rischiano di perdersi i loro pezzi. E nel profondo di loro si agita una sorda ribellione, più o meno consapevole. Perché in altri paesi lo stato aiuta di più? Perché altrove esiste la flessibilità delle soluzioni lavorative? Perché non è tutto lasciato sulle spalle delle mamme? Troppo comodo qui, no? Il calo demografico non dovrebbe essere considerato un problema della collettività e non solo mio? Tanti libri ultimamente sono stati scritti come veri e propri sfoghi personali di questo tipo. Ma oggi Internet con la sua condivisione iper-rapida ci spinge e ci proietta verso quella anticipazione di idee – purtroppo ancora troppo in anticipo sulla cultura, sulla politica, sul lavoro.

Vorrei che le giovani neo-mamme fossero le “early adopters” di un’idea di mamma che non è più una sola, ma è libera, consapevole, molteplice, ribelle, e immune dai condizionamenti. L’idea che ognuna di voi avrà voglia di condividere qui.

 

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Un commento per “Io non sono quella lì! Ma allora chi sono?”

  1. monica scrive:

    bello non lo avevo ancora letto!!

    lo spot della fiat mi era piaciuto tantissimo, quando guido mi sento così!!!!m

    monica pontitib


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