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Miti da sfatare: 3. Il modello materno

Pubblicato il 15 dicembre 2008 da piattini cinesi

L’altra sera rileggevo alcune pagine del libro di Marcello Bernardi “Gli imperfetti genitori”, (citato anche da Laura in un commento alle letture consigliate) e mi sono soffermata, a qualche anno e un secondo figlio di distanza dalla prima lettura, sul capitolo dedicato alla madre.

“Mi rivolgo a tutte le madri” dice Bernardi “ma specialmente a quelle che sono in difficoltà, che si sentono a disagio, che si imbattono continuamente in problemi senza soluzione(…) e che sono perseguitate dall’ansia, dal dubbio, dal timore o dalla delusione. A queste persone io dico, badate che le cause del vostro malessere potrebbero stare, e molto spesso stanno, nell’idea che vi è stata data di voi stesse”.

E a questo punto Bernardi fa la differenza tra la figura materna, (la figura che cura il bambino, lo ama, gioca con lui e lo aiuta a crescere) e che è fondamentale per l’evoluzione dell’essere umano, e la Madre, con la M maiuscola.
Questa Madre è “il membro di una categoria, la categoria delle Madri, appunto, alla quale sono stati assegnati dei connotati precisi, e un destino: quello della devozione al Dovere. E il Dovere è sostanzialmente quello di adeguare i propri comportamenti agli schemi che il costume ritiene obbligatori per un’autentica Madre.

Questo vuol dire che di volta in volta le madri cercano di adeguarsi a questo modello imposto dalla società.

Ma perché è stata inventata questa figura mitica, questo monumento alla teoria della maternità, questa “Madre unica e insostituibile, imprigionata in una rete inestricabile di doveri e responsabilità, rigidamente programmata dall’istinto, nutrice e superprotettiva, possessiva e votata al sacrificio”?

“Nutro un sospetto” dice Bernardi “la religione della Madre è stata inventata per indurre gli uomini ad accettare qualcosa che altrimenti non accetterebbero. Voglio dire questo, la Madre secondo la suddetta religione deve comportarsi in un certo modo altrimenti fa la rovina del figlio. E il figlio a sua volta deve comportarsi in un certo modo perché deve gratitudine alla Madre che gli ha dato la vita e si è sacrificata per lui. Per cui, in nome della madre, si può chiedere all’uomo qualsiasi cosa.”

E conclude : (…)”Mi sembra che la religione della madre sia semplicemente un trucco escogitato per vendere qualcosa. Qualsiasi cosa: opinioni politiche, prodotti dietetici, prefazioni professionali, case, automobili, idee, articoli di abbigliamento, titoli azionari e cosmetici. Per di più, si tratta di un trucco piuttosto elementare: basta convincere la gente che se una donna non consuma quel certo prodotto, più o meno perentoriamente indicato, il figlio sarà un disgraziato. E la colpa sarà della madre.”

 In questo periodo di tendenze reazionarie, di gran parlare di famiglia, di diritto alla vita, di crisi del lavoro e di rilancio dei consumi, per qualche strana ragione queste parole mi hanno profondamente colpita, risvegliando in me l’istinto felino del pericolo. Quell’istinto che ti dice: non abbassare la guardia, resta vigile e preparati a difenderti.

Ma forse sono la solita malpensante….

 

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18 Risposte per “Miti da sfatare: 3. Il modello materno”

  1. Laura scrive:

    ciao Flavia, sono felice che tu abbia colto il mio suggerimento, proprio queste sono le parole di Bernardi che definivo "illuminanti". Da li’, qualche anno fa, ho iniziato con convinzione il mio cammino di "liberazione" dall’idea di Madre. Mi capita a volte di intravedere nei miei figli indizi della loro autonomia da questo tipo di Madre, e questo mi dà la speranza che potranno essere un uomo e una donna liberi.

  2. Laura scrive:

    sorry Piattini, mi ero persa l’autore del post…ciao!

  3. piattinicinesi scrive:

    hai citato un autore che mi è molto piaciuto. il capitolo sulle Madri l’avevo letto a suo tempo, ma come al solito pensavo di essere al riparo da imposizioni culturali. e invece…bisogna passarlo sulla propria pelle per capirlo.

  4. Mariangela scrive:

    Ciao a tutte…. davvero difficile non riconoscersi e non essersi mai sentite almeno una volta vittime di questa "religione". Mi piacerebbe approfondire due punti:
    1) è una religione esclusivamente italiana? perchè le straniere si fanno condizionare molto meno di noi? visto che c’è qualche lettrice che vive all’estero, sarebbe bello capire come funzionano le cose fuori dall’Italia (io mi baso per lo più sull’osservazione diretta di madri tedesche, olandesi e inglesi sulle rive del lago di Garda….)
    2) dal momento che come dice giustamente Bernardi alcune implicazioni della religione della Madre impattano anche sugli uomini, è solo una mia sensazione, o loro se ne sbarazzano molto più facilmente di noi?

  5. piattinicinesi scrive:

    secondo me in Italia il filtro della maternità offusca gli altri aspetti della femminilità.
    qui sei sempre una mamma (e se non lo se sei una che non ha avuto figli) altrove non ci si dimentica che si è prima di tutto donne, e persone (in Francia fai la gravidanza col nome del marito, però quando partorisci ti fanno fare gratuitamente delle sedute di fisioterapia per recuperare gli addominali e i muscoli della zona pelvica, vedi attività sessuale)
    a giudicare da tanti figli di mammà direi che un certo impatto ce l’ha…

  6. Laura scrive:

    d’altro canto, vi racconto questo episodio: sono andata qualche anno fa in Svezia per una riunione di lavoro. Il meeting era organizzato e gestito da una donna, manager del progetto a livello internazionale, (e gia’ qui la cosa mi sorprese felicemente). Questa simpatica ragazzotta, che per due giorni interi ci tenne a lavorare duramente sul progetto con metodo e rigore, inizio’ la sua presentazione (si trattava dello sviluppo di un farmaco) con le foto dei suoi figli! E li’ la mia ammirazione fu decisamente totale! Per questa PERSONA, per questa DONNA, era normale essere Manager, Donna, Madre e viveva questi suoi aspetti con serenita’, senza sentirsi in dovere di nascondere nulla o di giustificarsi, senza temere che mostrare in pubblico il suo essere madre, potesse far pensare che non svolgesse con la dovuta professionalità il suo lavoro di Leader di un progetto. In Italia una cosa cosi’ non l’ho ancora vista, e sono già passati ben 9 anni!

  7. Flavia scrive:

    primo, ringrazio Piattini per aver contribuito con questa chicca alla crociata contro i miti (la cosa potente è che quando pensi qualcosa, il web ti consente di approfondire con fonti autorevoli e di vedere subito quanto questa idea "risuoni" negli altri.)
    @Laura, l’ho fatto :-). Una volta a Londra ho chiuso una presentazione sui piani media con la foto del mio angioletto dormiente di 6 mesi. E l’avevo iniziata scusandomi per la voce rauca così: la presentazione del collega precedente parlava per numeri chiave tipo – 3500. cos’è? il numero medio di messaggi visti da una persona ogni giorno etc etc. e io avevo detto 68: cos’è secondfo voi? il numero medio di virus che un bambino di 3 anni porta a casa dall’asilo. Ma, ecco, trattandosi di Johnson’s Baby…..:), essere mamma mi aveva perfino aiutato ai colloqui. sì, per essere italiana, sono un caso particolare, aiutata da ambienti molto internazionali e multi-culturali. J&J poi ha un programma di women leadership e 4 posizioni chiave del board in Italia sono (ehm, erano. ora io sono altrove) occupate da donne, a cominciare dall’AD (!). Spero solo che raccontare queste cose aiuti a non buttarsi troppo giù.

  8. Isa scrive:

    @Mariangela. Io vivo a Malta e purtroppo temo che la condizione delle donne sia messa abbastanza male pure qui :( forse ancora peggio dell’Italia…! Poche sono le donne in carriera e ancora meno le madri in carriera! la società è ancora molto in dietro (rispetto alla Francia da dove vengo, come lo faceva notare giustamente Piattini)… immagina che si parla di pari opportunità solo da qualche anno (da quando Malta è entrata nell’UE)! Oltre alla religione della Madre, c’è la Religione e basta! … quello della religione sarebbe un lungo discorso, ma penso che insieme ad altri fattori, influenza molto la mentalità "tradizionale" che frena l’empowerment di cui parla Flavia. Sono ottimista di natura e sono convinta che le cose cambierano anche qui, anche se ci vorrà tempo, a poco a poco ci si arriverà! :)))

  9. pontitibetani scrive:

    in generale la cultura del management, in italia, sembra essere in ritardo, almeno a quanto si sente in giro …
    figurarsi il managment al femminile ..

    ma tornando al post … lo considererò un suggerimento strenna!!

    più seriamente del vero ci deve essere in ciò che dice bernardi, e di sicuro ci sono state molte travisazioni del ruolo materno, a cui sono state delegate tutte le responsabilità della cura dei figli, e quindi anche le colpe.
    se ne è fatto un perfetto capro espiatorio …
    no?

  10. Flavia scrive:

    sono d’accordo, e infatti vorrei parlare prima o poi anche del mito della presenza materna, quello per cui la madre dovrebbe essere continuamente presente accanto al bambino altrimenti diventa colpevole di gravi carenze affettive….

  11. piattinicinesi scrive:

    già. bernardi mette anche l’accento su questo e parla anche della troppa presenza.
    ne parlavo inun post culturale qualch tempo fa, la mamma mediterranea mette il piccolo sul vasino e gli dice fai le tue cose a mamma, la mamma francese gli dice bravo! tu as fait tout seul comme un grand.
    ecco la differenza.

  12. Laura scrive:

    la mamma presente-assente e la mamma assente-presente?

  13. piattinicinesi scrive:

    mamma presente-presente troppo presente
    il bambino non ha bisogni di quattro nerende, di essere vestito a sei anni, di fare i suoi bisogni per far contento qualcuno, di avere una serva che gli mette a posto la camera e i giocattoli. ha bisogno di una figura che lo faccia sentire importante e sicuro, che gli dica questa è la strada, dammi la mano, e quando ti senti abbastanza sicuro vai…

  14. Flavia scrive:

    presente!
    ehm, cioè. io mi sento una mamma assente-presente. grazie Laura, anche questa la decodifichiamo meglio a vantaggio di tutti in un altro post. Anzi perchè non ce lo scrivi proprio tu?

  15. Laura scrive:

    Anch’io fondamentalmente mi sento una mamma assente-presente.
    E l’ho scoperto nelle presenze "forzate" che alcune circostanze mi hanno imposto in alcuni periodi. Di certo bisogna avere antenne lunghe per discriminare i momenti in cui la presenza è indispensabile, quelli in cui è piacevolmente facoltativa, e quelli in cui è dannosa!
    Ma si’, se mi date un po’ di tempo, riprendo in mano quel libro e ci provo..grazie per la fiducia!

  16. bstevens scrive:

    ho letto il libro di Bernardi e mi ritrovo un sacco con tutto il post… B.

  17. giuliana scrive:

    solo una cosa: grazie :)

  18. piattinicinesi scrive:

    grazie a voi e grazie a Laura che ha mantenuto la promessa :)


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