Il marketing della conversazione e le mamme

Pubblicato il 18 dicembre 2008 da Flavia

Il mio precedente post su questo nuovo argomento ha suscitato cauto interesse e molta curiosità. Data la cattiva reputazione di cui gode la parola “marketing”, lo considero già un ottimo risultato. Allora devo fare un altro passo indietro e raccontare da dove arrivano le mie idee.

Con una buona dose di spregiudicatezza, pur sapendo che la materia tra le mamme è delicata, ho esaltato il mio lavoro appena mi sono presentata qui, dicendo persino che in senso cronologico è venuto prima dei miei figli, e quindi ha dato forma alla mia identità prima di loro. Insomma ho detto che il mio lavoro mi piace, e assai, e che senza non mi sentirei più io.

Fino a poco tempo fa, ho fatto il direttore marketing in qualche multinazionale del largo consumo: in Italia ho fatto l’operatività, all’estero anche le strategie. In generale ho frullato ben bene le due cose, giorno per giorno.

Se avete letto “L’uomo di marketing e la variante limone”, esilarante e perfetto per i non addetti ai lavori, sono stata una di quegli animali da circo lì. E se non l’avete letto, benvenuti nel circo… (sto cambiando pelle ora, ma anche nel mio nuovo lavoro mi occuperò della stessa materia… solo, spero di fare un po’ meno circo e un po’ più pensiero creativo).

Perché mi piace tanto il marketing? Forse perché delle discipline economiche e aziendali, è l’unica che si trova a contatto con le emozioni delle persone. Tanti numeri, ma anche tanta anima. Un’idea, un prodotto, per poter parlare a qualcuno deve partire da un insight, parola che non riesco a tradurre se non come “vera, profonda emozione” . Quando andiamo a fondo di tutte le nostre decisioni d’acquisto, le neuroscienze applicate alle ricerche di mercato sono ormai arrivate a questa conclusione: scegliamo un brand, un prodotto, un servizio, quando sentiamo che parla il linguaggio delle nostre emozioni. (Mi piacerebbe raccontarvelo meglio e lo farò prima o poi – sempre che vi interessi, ovvio….)

Ma quello de “l’uomo di marketing e la variante limone” era il marketing di quindici anni fa, quando ho iniziato. Da allora, è arrivata la rivoluzione delle “tecnologie sociali”, e ci siamo dentro in pieno. Quelle tecnologie che consentono a me di stare qui a scrivere, a te di leggere e commentare e linkare, o addirittura sentirti mia amica, quelle tecnologie con cui ci scambiamo foto con gli amici lontani o informazioni con i nostri contatti professionali, scriviamo commenti su libri o prodotti, e insomma tutto quello che pensiamo può essere condiviso con tutti quelli che ci pare.

Il marketing della pubblicità strillata è morto, dicono da più parti, perchè tra uno spot in TV e un atto d’acquisto ora c’è internet in mezzo, con tutto quello di cui parliamo noi qui. E allora le aziende devono prima di tutto ascoltare le persone, e poi parlare con il linguaggio dei blog: diretto, partecipativo, ed emotivo. Ci sono un sacco di articoli di esperti che lo dicono: “questo è il futuro”. O meglio: “il futuro è già qui, solo che non è ancora abbastanza distrubuito”. Non so se è il solo possibile futuro, non sono brava nelle profezie. Non credo che la pubblicità in televisione si estinguerà, ma di sicuro sono cambiate molto le persone che la ricevono, e ne dovrà tener conto. E qui, ci siamo noi in prima linea: un gruppo importantissimo, perché responsabili degli acquisti e del budget familiare. La nostra spesa settimanale al supermercato si è drammaticamente impennata da quando abbiamo un bambino. Cominciamo a pensare di più alla qualità di quello che mangiamo, per esempio, io prima mica leggevo le liste degli ingredienti. Ci tocca comprare i pannolini, gli omogeneizzati, e un sacco di cose che prima non erano affatto nel radar. E con il grande senso di responsabilità che ci contraddistingue, magari in tempi di recessione cerchiamo di risparmiare su qualcosa per noi stesse, ma non per i nostri bambini…

Di sicuro, noi non siamo più quello che tutti hanno pensato per tutto questo tempo che fossimo. Modelli culturali sociali religiosi, al diavolo.

Cosa vogliono veramente le donne, prima come donne, poi come mamme? Chi sono veramente? Quali sono i loro VERI insight, non filtrati da guru, pubblicitari e manager che sentiamo alieni da noi?

Intanto, del marketing della conversazione e dell’ascolto finora parlano solo gli appassionati/esperti – e questo lo possiamo cambiare cominciando qui ed ora. Ci sono gli esperti che cercano di spiegare alle aziende come si fa, ci sono le aziende che piano piano cominciano ad aprirsi (ma io vedo ancora molto buzz e poca conversazione vera) e infine le consumatrici – anzi le persone, possiamo anche cambiare la terminologia finalmente, che qua per i consumi tira una brutta aria. E sai cosa, il polo che guida gli altri due dobbiamo essere noi. Gli insight li tiriamo fuori noi qui, e chi è intelligente, li ascolterà (ecco, per questo potrebbe volerci un po’ di tempo e ci vuole pazienza, anche se la pazienza è l’ultima delle mie doti. Ma quando ieri mi hanno contattata per scrivere una review di un prodotto, ho detto di no. Per il momento no, fino a quando non riuscirò a sedermi con un’azienda e spiegargli per bene come voglio farlo). Però, c’è sempre un però. C’è un solo modo per accedere all’orecchio di qualcuno e sono numeri, numeri, numeri. Dobbiamo essere di più. Molte di più. Anche per questo ci vuole pazienza.

Ora passo a qualche altro mito da sfatare, penso a qualche post che racconti le chicche del marketing visto dal dietro le quinte del tendone del circo, e poi ne riparliamo… (ecco alcuni link e alcuni libri intanto).

 

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4 Risposte per “Il marketing della conversazione e le mamme”

  1. Mariangela scrive:

    Difficile questa risposta, Flavia….
    il mio insight personale: voglio tutto! voglia di libertà e voglia di nido
    PRIMA (di diventare ANCHE mamma): libertà = non dipendere da nessuno, partire per andare dall’altra parte del mondo, fare le 11 in ufficio per raggiungere i miei obiettivi professionali nido = avere un compagno che mi lasciasse fare tutto questo
    DOPO: libertà = spazi per me, realizzarmi professionalmente e personalmente nonostante l’essere mamma nido = scoprire che la mia felicità passa anche attraverso quella degli altri
    MA non è libertà vs sacrificio, come due opposti della stessa linea. Piuttosto, il senso di responsabilità e di crescita che deriva dall’avere dei figli mi spinge a ritenere ancora più importante preservare e coltivare la mia libertà, come una piramide in cui la libertà è il presupposto per l’armonia e la felicità nel nido…

    non so se sono stata chiara……… ;-)

  2. Laura scrive:

    Mariangela, sottoscrivo tutto, tranne in NONOSTANTE…

  3. Mariangela scrive:

    Giusto per chiarezza, il NONOSTANTE non era il mio, ma quello del famoso coro!!!

  4. Flavia scrive:

    comunque, possiamo anche ammetterlo che qualche volta dentro di noi ci sentiamo "nonostanti". comunque non preoccupatevi, la risposta non era richiesta a voi entro stasera…era più una domanda rivolta a tutti gli altri.


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