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Primo impatto

Pubblicato il 20 novembre 2008 da Flavia

Non bisogna aver sperimentato necessariamente delle forme depressive, per riconoscersi nel malessere di una mamma. Chiunque soffrirebbe se privato 1) della libertà e 2) del sonno, e queste sono le condizioni minime in cui ci si ritrova con un neonato… e qualche volta anche dopo.
Ricordo molto bene i primi tempi da “reclusa” con Pezzetto… quel susseguirsi di ore e giorni e settimane tutte uguali, senza sonno, senza tregua, il dolore fisico dei punti  uniti alle emorroidi più atroci di tutta la mia vita, il seno che mi faceva vedere le stelle e mi faceva odiare il pensiero della prossima poppata, la sensazione di alienazione nel non riuscire a distogliere mai l’attenzione da lui, la mancanza di interesse per qualsiasi altra cosa, la gratitudine immensa quando mia sorella mi diceva “lascialo a me, e va’ a farti una doccia”. In quei momenti la mia ossessione era chiedermi: ma come è possibile che tutto ciò sia molto peggio di una business review con E.? (E. era un capo tedesco cattivissimo) E perché ho questa netta impressione che lo sia, eccome? Perchè mi sembra così dura? Devo avere qualcosa che non va!?
Il male oscuro, il supplizio psicologico che ci infliggiamo alla nascita di un figlio: chiederci se siamo veramente capaci, se siamo normali, stava cominciando a contagiarmi.

Saranno stati gli ormoni in tempesta e tutto quello che accade di terribile e meraviglioso nella mente e nel corpo di una donna che diventa madre bla bla bla, fatto sta che la mia mente mi giocava proprio strani scherzi. Mi mandava flash di situazioni tipo: io da sola su un traghetto alla volta di un’isola greca. Io su una motoretta instabile, con lo zaino in spalla e la mappa dell’isola (la foto ne è la prova. quando l’ho scattata forse me lo sentivo, che la pacchia sarebbe finita), alla ricerca di una spiaggia selvaggia, mentre su una stradina in discesa circondata dai fiori di maggio, mollo i freni alzo le gambe all’aria e grido al vento “wwwoooooo-hoooooo!!!!!”…. Io sulla suddetta spiaggia, sola con lo zaino l’asciugamano e il libro, per TUTTO il giorno. ORE di relax.. Tutte cose che avevo realmente vissuto fino a un anno prima (mi piace scoprire posti nuovi e non ho problemi a viaggiare da sola, e così, quando vivevo in Grecia me ne andavo in giro appena possibile). Cose che, pensavo vergognandomi di me stessa e cercando di ricacciare le lacrime, non vivrò mai più… la mia giovinezza è finita. La mia libertà è solo un ricordo. Ommioddio…. Ma se faccio questi pensieri allora non sono una brava madre?….

Ci hanno tramandato questa luminosa icona, questo archetipo della mamma perfetta (che, sì, può anche avere un momento iniziale di sbandamento ma è solo colpa degli ormoni… poi sarà immediatamente tutta radiosa di gioia, amore e abnegazione). E la verità è: ci vergogniamo di ammettere che non ci sentiamo esattamente così. Ci ammaliamo pur di non dire che siamo in difficoltà. (Bellissima la frase di  Concita De Gregorio “ogni madre, se cerca bene, sa di cosa si tratta”…). Io pensavo: se l’hanno fatto tutte, mia madre, e le mie sorelle molto prima di me, allora perchè deve essere così difficile per me? E la business review col capo tostissimo, in confronto a quel lavoro, ma soprattutto in confronto alle continue torture psicologiche che mi infliggevo da sola, mi sembrava una passeggiata. Giorni e giorni di lavoro fino a sera tardi per una presentazione da cui può dipendere una carriera, poi tante ore di riunione e tante domande, se va bene i complimenti e le strette di mano, se va male una strigliata… ma poi si riprendono i propri ritmi, magari con qualche buona idea in più (o tante cazzate, dipende dalla bravura del capo) nella testa.
Un neonato, invece, cambia i tuoi ritmi per sempre. Questo “per sempre” mi sconvolgeva. La mia capacità di prevedere, pianificare, trovare soluzioni era annullata, il mio desiderio di tenere un certo controllo sulle cose totalmente vanificato.
Per lo meno, così è come mi sentivo io.

6 Risposte per “Primo impatto”

  1. piattinicinesi scrive:

    è davvero il "per sempre" che fa paura. e poi è un per sempre in continua evoluzione. appena ti abitui ad allattarlo, c’è lo svezzamento, poi i primi passi, le parole, la crescita fisica, quella psicologica. è il per sempre di un individuo che cambia gli equilibri della coppia, di un futuro uomo (o donna) in miniatura.

    è che ci hanno cresciute con cicciobello. se piangeva via col ciuccio. per non fargli fare più pipì bastava non rifornire la riserva d’acqua.
    questa è tutta un’altra storia. più divertente però, vuoi mettere?

  2. pontitibetani scrive:

    da un grande potere nascono sempre grandi responsabilità (lo diceva anche batman in un film se non erro) un supereroe senza superpoteri.
    ed è un pò come essere neo mamma.
    grande potere su quel minuscolo essere che richiede forze titantiche e tecnogie elaboratissime, e la responsabilità di non fare danni.
    in fondo i danni – quando si sta al lavoro – sembrano più relativizzabili, e sono molto più condivisibili, sono frutto di un lavoro di molti.
    nella maternità la responsabilità è molto tua/singolare, anche con il migliore dei compagni/padri.
    e i super poteri sono quelli che sono, ciò che sei e che hai in mano.

    … poi quando tutto questa passa e hai di nuovo le cose sotto controllo, fai il secondo figlio (così mi è andata) e tutto riprecipita nello stesso film.

    fortunatamente dopo 12 ore di sonno filate cominci di nuovamente a sentirti batman:

    un saluto monica

  3. Angela scrive:

    mi rivedo in quello che scrivi per il primo figlio. per il secondo è già diversa la storia. piange pochissimo, mangia tantissimo e dorme. pensa che dormo anch’io la notte e la mattina mi sveglio riposata! un caso fortunato il mio. Vado anche dal parucchiere però non sono ancora riuscita ad andare dall’estetista.
    Insomma io mi sono abituata al "per sempre"…anche se ammetto che a volte mi piacerebbe tornare indietro di un pò di anni, solo per un giorno. Poi rivorrei la mia vita com’è, per sempre.

  4. Flavia scrive:

    Piattini: hai ragione, infatti alla nascita subisci solo il PRIMO di una serie di impatti… ma superato quello, l’avventura che ti fa crescere ogni giorno è appena iniziata.
    Monica/Batman :-) io credo che talvolta i superpoteri e le supercolpe vadano a braccetto. Le mamme e i papà si sentono molto responsabili oggi. Ma possono anche sbagliare qualche volta, senza per questo creare dei traumi irreparabili….no?
    Angela: e poi non riesci più a immaginare la vita senza di loro, vero? mentre io ormai immagino benissimo la mia senza parrucchiere ed estetista (a dire la verità, pure prima)

  5. Isa scrive:

    Sto leggendo Un posto nel mondo di F. VOLO e all’inizio scrive una cosa che mi aveva fatta pensare al Primo Impatto, il cui comincia fin dall’annuncio della gravidenza! :)
    Scrive:
    "In questa sala d’aspetto penso alla mia vita, a come cambierà, e cerco di capire cosa significhi avere un figlio. Per sempre.
    Ripenso a tante cose della vita prima di adesso. Per esempio, alla felicità con cui potevo prendere uno zaino e partire.
    Questa bambina, io e Francesca l’abbiamo voluta, tuttavia quando mi ha detto di essere incinta ho pensato: "….aiutooooo! No-cavolo-aspetta-ancora-un-attimo-non-so-se-sono-pronto-cioè-lo-voglio-ma-saro’-in-grado? Posso-avere-ancora-quaranttoto-ore?".
    Mille paure cadute dall’alto come scatoloni in un magazzino."
    Bella, no?! :-))

  6. la Meringa scrive:

    Le nostre madri avevano una catena familiare molto presente dietro di loro, almeno per la mia generazione, fine anni ’60, e poi ci tenevano imbalsamati in quei simpatici "sorrisi", che mica permettevano i movimenti che permettono un pannolino e una tutina oggi…


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