Catalogato | Coaching, Principi

Tags :

L'autostima e la paura di vincere

Pubblicato il 30 novembre 2008 da Flavia

“Hai mai pensato di non meritare la felicità?” chiede Rita un giorno. È fatta così, tende a intellettualizzare un po’ troppo. Ma parlare con lei ogni tanto apre inaspettati spunti di riflessione.

“…..?”

(Stefania ha una presentazione urgente in mente, e non è sicura di aver afferrato il concetto)

“Sì, sentirsi così, fuori posto, perché tanto, tutti hanno tanti motivi per essere infelici, per cui cercare di essere felici è inutile”, insiste Rita.

L’amica la guarda un po’ distante: “Fammi un esempio concreto”

“Magari una mattina mi alzo e mi sento felice, è una bella giornata e non ho le solite preoccupazioni. Cioè le cose da fare sono sempre quelle, il lavoro, la spesa, ma stranamente mi sembrano facili. All’improvviso penso che non è giusto, che non può essere così facile, con tutti i problemi che ci sono.”

Stefania la guarda. “Vuoi dire, intossicarsi un momento di serenità pensando che tanto non dura?”

“Sì, cioè no, c’è di più. È come non sentirsi all’altezza. Cosa ho di speciale, di migliore degli altri? Niente. Quindi non è possible che io sia felice.”

“Forse ti cerchi un alibi perché la felicità è impegnativa, è difficile da conquistare e mantenere. Allora è come dirsi: se la perdo, è perchè doveva andare così, è normale. E se me lo aspetto, magari sono preparata e mi fa meno male. Insomma immaginare di perdere mentre stai vincendo”

“Una cosa del genere”

“E naturalmente succede. Succede che perdi. Perché continui a contemplare l’idea di perdere fino a farla diventare realtà” Stefania guarda di lato, non guarda più l’amica negli occhi, si sta perdendo in qualche ricordo. “È la paura di vincere”.

“La paura di vincere…. bel modo di definirlo.”

“Viene dallo sport, ma à vero anche nella vita”

“Sì. La troppa responsabilità di sentirsi “capaci”. Ti innervosisci, ti giudichi. E magari io sbotto al primo capriccio di Chicco, o aggredisco mio marito al telefono per una fesseria, e poi mi sento una schifezza per tutto il giorno.”

“ E magari sbaglio un colpo dopo un altro e finisco per perdere come un’idiota, quando stavo vincendo 6-1, 5-1”

“Eh? Io parlavo della vita da… mamma”

“ Sì. Lo so… Anch’io… Ma mi è venuta in mente una semifinale di un torneo di tennis. Vent’anni fa. Un piccolo torneo, ma significava molto. Sono ridicola, ma il ricordo mi tortura ancora”

“Però. Ti credevo una specie di wonder woman. Ma in fondo parliamo della stessa cosa: per me la felicità è una giornata serena, per te è una vittoria, un traguardo”.

Così tutte le storie si assomigliano, quando non riusciamo a convincerci di essere abbastanza brave, abbastanza meritevoli di felicità.

 

ps Buon compleanno, Piattini. Ti meriti un sacco di felicità!

 

3 Risposte per “L'autostima e la paura di vincere”

  1. piattinicinesi scrive:

    grazie Flavia!
    come ti dicevo in questo post mi riconosco nella paura di vincere appena prima del traguardo. come una tentazione a rallentare, a lasciare perdere proprio alla fine.
    però piuttosto che perdermi in complicate analisi preferisco ricordarmi al momento opportuno della partita di tennis di Stefania

  2. Flavia scrive:

    Piattins, sì, mi fa piacere se l’esempio è utile. E se trovi qualche ostacolo prima del traguardo, ricordati anche di quell’amico motociclista che mi disse: adesso viene uno sterrato. se vedi un ramo o una grossa pietra non ti preoccupare: passaci sopra il più velocemente possibile.

  3. piattinicinesi scrive:

    già, come le discese……
    non bisogan rifleterci ma andare giù a tutto sprint


Lascia un commento