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Miti da sfatare: 1. La mamma italiana

Pubblicato il 06 novembre 2008 da Flavia

Come madre di due maschi italiani, mi sento investita di una missione apostolica: insegnare loro a darsi una mossa in casa ed abituarli a non essere serviti da una donna. In questo, il fatto che la mamma e il papà abbiano esattamente la stessa routine lavorativa è di aiuto. I week end invece, per ora, sono gravissimi attentati alla mia carta costituzionale di mamma emancipata. Per quanto riguarda la mia cucina poi, spero che diventi la loro motivazione principale a trovarsi un lavoro, andare a vivere da soli, e magari imparare a cucinare per la gioia delle loro future mogli.

Insomma, non mi parlate di mamma italiana… sono allergica. Eppure quante volte nella mia mente ho formulato il pensiero “Una brava mamma adesso dovrebbe cambiargli subito quei calzini bagnati” – seguito subito da “al diavolo, gioca un’altra mezzora in giardino e poi farà il bagno”. Sono sicura che una mamma svedese non formula gli stessi pensieri.

Gli uomini, tutti CT della nazionale di calcio. Le donne, tutte madri onni-scienti, onni-premurose e onni-presenti. La tentazione di giudicarti e proporti il proprio metodo, qui da noi, è trasversale e senza età. Per le neomamme ansiose, il vero incubo sono le loro mamme, sorelle, suocere, cognate, amiche, tutte prodighe di consigli. Una di queste mi tormentava perché mettessi a Pezzetto neonato i calzini sotto la tutina, ad agosto. Si è rassegnata dopo aver visto che i suoi appelli si perdevano nel vuoto dei miei sguardi appannati. In quei giorni, avevo ben altri problemi che i calzini (i calzini sono la mia persecuzione!)

Se si viaggia spesso o si ha la fortuna di vivere per un periodo all’estero, si apprezza immediatamente la relatività di molti “punti fermi culturali” italiani, come il calcio, la mamma e l’opinione collettiva.

I luoghi comuni sono ancora più ridicoli se visti dagli occhi stranieri: mamme iperprotettive e maschi viziati e mammoni. Sentite questa giornalista inglese:

“ uno dei pilastri della cultura italiana è la famiglia (nonni-genitori-bambini) a cui si aggiunge la famiglia estesa e gli amici. Un altro pilastro culturale è “fare bella figura”. L’aspetto è molto importante, uno deve sempre presentarsi al meglio, specialmente agli estranei. Una donna italiana non si precipiterebbe mai a comprare qualcosa che ha dimenticato senza mettere il trucco o i suoi migliori vestiti” (ma senti, bella!!!! Staresti parlando di me?!? Che da quando frequento il nuovo supermercato sotto casa hanno messo alla cassa un barattolo con la mia foto e la scritta “doniamo un euro per il parrucchiere di Flavia” ??). Aspetta, che continua:
”Gli italiani sono estremamente dolci e gentili con i bambini, sia i loro che quelli degli altri, ma molte madri e specialmente nonne hanno la forte tendenza a fare troppo per loro, di fatto viziandoli e tenendoli in uno stato di dipendenza. Inoltre i giovani italiani affrontano varie difficoltà quando raggiungono l’età adulta. La mancanza di soluzioni abitative li costringe a rimanere coni genitori ancora per molti anni, ed è molto consueto avere figli trentenni che vivono ancora con i genitori. Quando una coppia si sposa, spesso cerca una casa a poca distanza dai genitori di lui o di lei. La maggiorparte degli uomini italiani è molto attaccata alla madre ed è molto comune che tra madre e figlio ci siano comunicazioni giornaliere”.

Quello dello scandaloso trentenne italiano a casa con i genitori è un tormentone. Non ce la possono proprio perdonare. Quella della casa a poca distanza, seee, magari. E infine la telefonata, embè? C’è una regola socialmente accettabile sul numero di telefonate, superato il quale si diventa mammoni? Anche questi nordici hanno i loro problemi.

Comunque, fatemi divertire un po’ con l’immaginario collettivo, che sulla maternità è davvero potente. L’immagine della mamma italiana con cui siamo cresciute esiste e resiste, credo, dal boom economico degli anni ’50 (prima eravamo contadine. Altro che mamma che non lavora e sta a casa). Lei, sempre in ordine. Anzi, menomale che i bigodini si sono quasi del tutto estinti. Lei, dedita alla casa che brilla di pulito. Lei che ti mette la maglia della salute, e ti mette a letto con 37,2. E non correre che sudi. Esiste ancora, soprattutto sulle spiagge d’agosto, quando urla 5 volte in un minuto: Giacomoooooo! Giacomoo vieni a bere l’acqua, Giacomooo vuoi un panino, Giacomooo è l’ora della frutta, Giacomo ora basta esci dall’acqua, Giacomooooo ho detto basta andiamo a casaa (e mai che ci andassero, una volta). È milanese, è napoletana, fa lo stesso. È l’icona della mamma tradizionale italiana, fortissima e radicata. Ho una teoria sulla potenza dello stereotipo da spiaggia. La spiaggia è il luogo dove una mamma si sente circondata dal giudizio pubblico per ore ed ore. Magari a casa Giacomo brucia libri e impicca gatti mentre lei è dall’estetista, ma davanti alla collettività la mamma è tutta dedita e preoccupata che il bambino sia sotto il suo controllo, senza capire che chi dà più fastidio nel giro di cinquecento metri è lei. Poi, inevitabilmente, si entra nel raggio di azione (e di urlo) di un’altra mamma italica.

Una cosa è certa: siamo cresciute circondate da mamme di questa specie, vere o false, e non è possibile che non ne abbiamo inalato un bel po’, non è realistico che non ci abbiano fatto niente.

Il problema è che all’evoluzione dell’immagine e del ruolo della donna nella nostra società non è corrisposta un’evoluzione dell’immagine della mamma. E così, c’è una bella confusione. Non c’è da meravigliarsi se tra tutti questi messaggi contrastanti e il desiderio di rispondere ad aspettative sociali di segno opposto, rischiamo di mettere a dura prova la nostra autostima e la nostra sanità mentale.

8 Risposte per “Miti da sfatare: 1. La mamma italiana”

  1. Mammamsterdam scrive:

    Potrei scriverci un trattato in proposito. Anche perché di materiale comparativo ne ho a chili.

    Comunque si, la cosa peggiore è il controllo sociale italiano sulle madri. Ma i fatti loro, la gente, non se li può fare mai?

  2. Flavia scrive:

    ma ciao! scrivilo, scrivilo…così lo mettiamo subito qui.
    Di certo c’è sempre troppa gente che non si fa mai i fatti suoi, ma io credo che sia ancora più grave la NOSTRA tendenza a dimostrare qualcosa a qualcuno, quando ci sentiamo sotto osservazione e ci ossessioniamo per l’opinione altrui (fare bella figura è davvero un mito molto italiano, no?). Insomma, statisticamente, gli altri pensano a noi molto meno di quanto noi ci immaginiamo. Rilassiamoci…

  3. Laura.ddd scrive:

    Si’, rilassiamoci…
    Abbiamo delle priorità, o no?
    L’argomento: "cosa pensano gli altri delle mie abilità di madre e donna di casa" è praticamente di nessuna priorità.
    L’argomento: "Ho cura delle persone che amo" è invece di alta priorità.
    Cosa significhi "avere cura" è molto vasto e molto variabile, in funzione dell’età e delle condizioni della persona amata, che si tratti di figli, di mariti….o di famiglia allargata.
    Loro lo sanno, quando mi è possibile ho cura anche del particolare, molto piu’ spesso trascuro molte cose per qualcosa che in quel momento è piu’ importante, a volte sono talmente KO che chiedo a loro di aver cura di me. Quello è il momento in cui capisco che loro sanno cosa significa avere cura…che m’importa di cosa pensano gli altri?

  4. Flavia scrive:

    Grazie Laura. Per rafforzare quello che hai detto, che è molto importante:
    - ognuno stabilisce le proprie priorità
    - ognuno le riempie di significati
    - bisogna anche saper delegare
    Di tutti e tre i punti, sta’ sicura che ne riparleremo!

  5. M di MS scrive:

    Ciao.
    A me sembra che ai giardinetti, in spiaggia, al nido sia strapieno di "mamme non fare questo, non correre, non sudare, non urlare". Compatisco i poveri figli, comunque lo stereotipo c’è, esiste anche nella realtà. Secondo me, oltre alla indiscutibile e italiana "bella figura", c’è anche gente che ci crede. Trovo molto più facile infatti buttarla sull’esecuzione tecnica del compito di accudimento e controllo fisico che sull’essere una vera leader per tuo figlio, compito molto più arduo!
    Noi che frequentiamo questo sito magari siamo tutte un’altro genere e siamo pure tra noi omogenee, ma i figli poi sono il risultato di una serie di variabili. Per es. i nonni apprensivi, le tate che pensano solo a mettere la sciarpa più stretta perchè non si sentono investite di una missione educativa…

  6. Flavia scrive:

    M di MS, ti aspettavo :) che piacere sentirti. hai un titolo molto intrigante… il tuo post sulle rughe l’ho girato a chi so io, facendogli notare che quello sarebbe materiale di valore per una campagna, altro che….:)
    Tornando a noi, a me fa piacere se qui siamo il più possibile disomogenee. Però una cosa in comune ce l’abbiamo di sicuro: ognuna scrive di proprio pugno il proprio, personale concetto di maternità.

  7. M di MS scrive:

    Ah, che ridere! Il mio post girato a qualche collega? Anche io ho un background mktg e quella pubblicità l’ho proprio valutata anche in un’ottica professionale. Odiosa, vero?
    Quanto al mio nick, inutile dire che quando ho letto su vere mamme che sei mammamanagermarketing mi è sembrato di guardarmi allo specchio!
    A risentirci!

  8. my scrive:

    "Insomma, statisticamente, gli altri pensano a noi molto meno di quanto noi ci immaginiamo. Rilassiamoci…"

    da quando ho capito anch’io questa cosa, è cambiata la qualità della mia vita (elevandosi a dismisura, ovviamente).
    questo per testimoniare QUANTO possa incidere su ciascuna di noi questa "fobia" inculcata.
    Sono rinata a nuova vita già prima di essere madre, ma concordo che sulla maternità c’è una spada di damocle e ne vedo le nefaste conseguenze sulle mamme e sui bambini


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