Il coaching VereMamme: premesse

Pubblicato il 20 novembre 2008 da Flavia

Primo, mi capiterà di usare spesso l’inglese… sia per deformazione professionale, sia per eterna pigrizia (tradurre 1 sola parola con una circonlocuzione di 5 parole non è molto conveniente), e infine perché, al mio orecchio almeno, alcune traduzioni in italiano suonano molto più seriose, ministeriali, nel migliore dei casi snob, rispetto alla parolina originale. E l’ultima cosa che vorrei è dare l’impressione di darmi le arie. 
Quindi, tanto per cominciare, coaching vuol dire allenamento. Ci si può allenare da soli oppure affidandoci ad un allenatore, in ogni caso non facciamo che seguire un programma per ottenere dei risultati (e questo vale sia per dei glutei più tonici che per una mentalità più elastica…). Ora cominciamo qui, on-line, e poi chissà….
Secondo, farò spesso paralleli tra vita professionale e vita di mamma. Questo non perché credo che i metodi dell’una vadano riapplicati pari pari nell’altra (non c’è un metodo, e se c’è, si può cambiare!). Ma piuttosto perché esistono idee e atteggiamenti mentali che sono fertili in entrambi i campi, e meglio ancora se si incrociano. Ne riparleremo.
Terzo, anche se possono sembrare consigli, lo spirito è quello dei “consigli per non seguire consigli”. Il coaching dovrebbe fornire gli strumenti e la struttura di pensiero giusta per individuare le soluzioni più spontanee per ognuno, cioè in linea con l’individualità specifica della mamma e del bambino. È facile cadere in una trappola, quella della traduzione letterale dei “consigli” o “trucchetti” dei vari siti o libri americani, del tipo: prendete delle pause per voi stesse. Pianificate il budget familiare il linea con le vostre priorità… etc. E poi abbiamo una cultura diversa, un’etica del lavoro diversa, dei criteri di successo diversi… Anche di questo riparleremo.
Un’ultima avvertenza: ovviamente un coach non è uno psicologo, psichiatra, o psicoterapeuta. Il suo progetto non ha le caratteristiche di una terapia, ma fa accedere ai propri obiettivi/desideri e fa liberare i propri potenziali. Se invece la sfera psicologica dovesse presentare dei problemi o degli squilibri di tipo “patologico”, bisognerebbe ricorrere preferibilmente all’aiuto di uno specialista.

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