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Qual è il background del progetto VereMamme?

Pubblicato il 31 ottobre 2008 da Flavia

Con i prossimi tre post, vi spiego un po’ da dove viene fuori questo sito. Sono partita da qualche considerazione…

Le mamme di oggi sono molto diverse dalle generazioni precedenti. In Italia, le donne che diventano mamme sono molto più preparate (scolasticamente) ed informate che in passato, con una più alta percentuale di laureate, ad esempio, che tra gli uomini.

E non solo: le studentesse finiscono i corsi di laurea mediamente prima e con voti mediamente più alti degli uomini. Si arriva alla maternità sempre più tardi (media: 31 anni, in aumento anno dopo anno, e sono sempre di più le quarantenni) ma con una rete di aiuti insufficiente e una famiglia “allargata” che ormai non esiste più – se non ci fossero rimasti i nonni…! – il che ci lascia sole, impreparate, di fronte allo stress di gestire al meglio casa, lavoro, famiglie, relazioni.

“Barcamenarsi” nella ricerca del “perfetto” equilibrio sembra essere la parola chiave della mamma italiana del terzo millennio. E in questo scenario, due indicatori importanti sono, in Italia, i più bassi d’Europa: il tasso di occupazione e il tasso di natalità. Infine: almeno una donna su cinque lascia la sua occupazione dopo il primo figlio, per varie motivazioni.

Sbagliamo a presentare e a leggere questi dati solo come indicatori di soddisfazione “personale”, perchè si tratta di fattori fondamentali di sviluppo economico di un paese. In altre parole, non è un problema individuale, è un problema della collettività.

Se non si aiutano le mamme, le pari opportunità delle donne sono solo sulla carta. E, soprattutto, la società di domani sarà ancora più in crisi, ancora più povera: niente crescita, ne’ demografica, ne’ economica.

Un’altra considerazione: nonostante i modelli femminili siano molto più ricchi e poliedrici del passato, i miti della mamma perfetta resistono intatti.

E così il conflitto tra eccesso di informazioni, icone tradizionali, modelli ideali da pubblicità, i messaggi ambivalenti da cui siamo bombardate (“una che lavora ha una sua identità “… “ma una brava mamma è sempre accanto ai figli”), e dall’altra parte la nostra drammatica mancanza di tempo, le nostre difficoltà di ogni giorno, i nostri onnipresenti sensi di colpa, tutto questo genera ansia, confusione, stress, e per quanto mi riguarda molta rabbia.  Il punto non sono i dibattiti tra mamme che lavorano e mamme che stanno a casa. Il punto, forse, è mettere in condizione ogni mamma di seguire il modello che più la rende felice. Darle libertà, non giudicarla.

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