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Pensierini di autostima per mamme (e per tutti)

Pubblicato il 20 ottobre 2008 da Flavia

Angela, psicologa, sta collaborando ad un nuovo studio e sta conducendo delle interviste. Ormai anche il grande pubblico sa che tra le cause di disturbi gravi come l’anoressia e la bulimia ci sono problemi di autostima, ma lei vorrebbe affrontare un tema specifico: l’autostima di una mamma, un concetto abbastanza delicato soprattutto per le mamme alle prime armi, ma anche per quelle più esperte. La sua tesi è che avere un bambino sia un evento così “sconvolgente” per la psiche dei genitori e della mamma in particolare, da poter avere effetti misurabili sull’autostima: o un fantastico moltiplicatore, o un vero e proprio attentato, e spesso una continua oscillazione tra i due effetti. È tra il senso di onnipotenza e la depressione più nera, che secondo lei si colloca quel giusto equilibrio a cui tutte le mamme possono aspirare, anche se le loro caratteristiche personali possono predisporle di più all’uno o all’altro estremo. Inoltre il percorso psicologico di una mamma è estremamente personale. ma il periodo iniziale ha sempre delle caratteristiche riconducibili al cosiddetto “passaggio dal bambino idealizzato al bambino reale”.

Così Angela ha pensato alla sua amica Isabella, e a quando ha avuto la piccola Giulia. Per quanto possibile, le è stata vicina anche se allora lei non aveva ancora figli. Poi anche per lei è arrivato un piccolo turbine, e ha potuto riconsiderare l’esperienza dell’amica con altri occhi, meno professionali.

Ha chiesto ad Isabella di ripercorrere con lei quei primi momenti.

“Mi sentivo veramente strana.” Isabella non ha problemi a parlare delle sue emozioni, e lo fa senza tanti giri di parole. Pensa abbastanza in bianco e nero, e alterna momenti di grande ottimismo a grandi delusioni. “Tutto il sogno romantico della maternità, che avevo nutrito durante la gravidanza, mi sembrava infranto. Mi sentivo incapace di amare mia figlia, e questo mi provocava gli incubi. La distanza tra la maternità che avevo sognato e quella reale mi pareva incolmabile.”

Angela annuisce. “Le nostre peggiori ansie e paure si nutrono del senso di inadeguatezza di fronte a qualcosa che ci sembra al di sopra delle nostre capacità, e del confronto con modelli ideali, non realistici. E quando ci sentiamo così, senza rendercene conto, mettiamo in atto dei comportamenti e dei pensieri che non fanno altro che alimentare quella convinzione. In altre parole, ci “sabotiamo” da sole, ci facciamo del male, quindi ne traiamo la conferma che non siamo capaci, e così via. È la famosa “self fulfilling profecy”, una profezia che si autoavvera, un circolo vizioso.”

“Sì, credo che non mi sentissi all’altezza. Tutto ti fa credere che diventare mamma debba venirti facile e naturale, quasi per illuminazione divina, e invece essere mamma è una fatica enorme. A cominciare dalla fatica fisica. Non dormivo mai abbastanza, ero stranita, a momenti proprio assente.”

“Anche tu avevi questa impressione di “farti del male”?”

“Si, altroché. Per esempio sapevo di non poter fare tutto da sola, ma mi intestardivo a non chiedere aiuto. Le giornate in casa diventavano un incubo e quando crollavo mi dicevo “vedi? Non sei una brava madre”. Avevo concluso che se già non ero abbastanza brava a gestire la bambina, non sarei mai stata capace di gestire anche un lavoro. Ma era come vedere crollare tutto quello per cui avevo studiato e lavorato fino ad allora”

“Era una conclusione sbagliata…sull’onda dell’emotività.”

“ Per fortuna parlarne con te e con Antonio mi ha aiutata tanto. Anche mia madre ha capito, ed è stata protettiva. Ma tu più di tutti mi hai convinta che era normale sentirsi così, e che ce l’avrei fatta benissimo. Non esiste qualcosa che non sia alla nostra portata, se ci crediamo. Ma se avessi dovuto seguire il consiglio “fa’ quello che ti senti”, che tanti  ti danno con superficialità, mi sarei basata su quelle prime impressioni, avrei detto “non me la sento”, avrei mollato il lavoro, avrei fatto solo casino.”

“E come ti sei sentita dopo?”

“Dopo, quando?”

“quando hai capito che invece ce l’avresti fatta”

“ho cominciato a godere dei singoli momenti senza pensare più con ansia alla prossima poppata. Ho ricominciato a pensare a me stessa, ho capito che avrei continuato con la mia vita e con Giulia sarebbe stata più bella. Più o meno questo è coinciso con i tre-quattro mesi, quando lei aveva ormai ritmi più prevedibili.”

“E oggi?”

“Penso che non c’è niente di sbagliato se ci sentiamo male, tutte ci passiamo. L’importante è come ci sentiamo prevalentemente, l’importante è la media….”

“Già, hai ragione. Una buona autostima è come…  una buona media agli esami. Se scende troppo, devi fare qualcosa”

 

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25 Risposte per “Pensierini di autostima per mamme (e per tutti)”

  1. Saraeco scrive:

    Io ci ho messo davvero tanto, ma tanto tempo per arrivare ad una sorta di equilibrio. Forse il ricominciare a dormire e poi a lavorare mi hanno aiutata, però le ansie, l’inadeguatezza e l’autostima sotto i piedi mi hanno accompagnata per un lunghissimo periodo.
    Ho davvero invidiato chi mi diceva che l’amore verso i figli è istintivo e incondizionato, perché all’inizio per me non è stato assolutamente così.
    Mi ha anche aiutata una mia amica neuropsichiatra infantile, che mi ha scrollata, mi ha dato proprio uno scossone psicologico, per farmi "ripartire".
    Non che adesso sia tutto rose e fiori, ho sempre paura di non fare bene, di sbagliare, di non essere capace, però sono un po’ più cosciente che, come me, tutte le mamme imparano "in itinere", non ci sono manuali che ti insegnino l’arte della genitorialità.
    Ci sono volute anche tante "discussioni" con mio marito che, alla fine, ha capito il mio stato d’animo e, a modo suo, mi ha aiutata.
    Sara

  2. my scrive:

    ma dov’è finito il mio lungo commento di stamattina :-( ?

  3. my scrive:

    va bene lo riscrivo perchè era importante.

    dicevo pressapoco:

    scusatemi se faccio la bastian contraria e se il mio commento è OT

    ma io ho vissuto l’esatto contrario.
    Prima che nascesse il bambino ero pronta all’apocalisse. Sapevo perfettamente di non poter far tutto da sola (se non altro perchè c’è scritto ovunque! persino sul libro idiota che ti danno da prenatal!) per cui avevo organizzato tutto: tu cara suocera vieni tutte le mattine e fai i lavori e tu, cara mamma (che ancora lavorava), vieni quando puoi e mi dai il cambio.
    Da mamma poi mi son trovata una madre migliore di cio’ che potessi immaginare…….con idee, voglia di fare, criteri e metodi in cui credo da portare avanti. La mia autostima ha avuto un picco grazie a questo, forse troppo.

    Cio’ che invece mi ha fatto sentire e mi fa tuttora sentire molto male è che, invece, intorno a me la gente mi ha messo "il bollino" della mamma. Mi ha appioppato l’immagine stereotipata della mamma, che non mi si confà per nulla e……di fatto…….quando (quasi sempre) cerco compagnia per un cinema o una birra, intorno a me trovo il vuoto.

    Ma nessuno l’ha vissuta come me?

    grazie

  4. Flavia scrive:

    @Saraeco: quelli che ti dicono che l’amore di una mamma è immediato istintivo e incondizionato (prendo volentieri in prestito la definizione "le mamme del parco" di Mammaincorriera), insomma il coro di picci-picci-cuoricini che circonda una neomamma salvo sparire quando c’è da lavare i piatti, ecco quelli sono una piaga che andrebbe debellata.
    @my anzi più voci abbiamo qui, meglio è. ognuna vive il suo viaggio e il suo impatto sull’autostima, e la tua organizzazione è stata fantastica. ora ti direi di estendere un po’ il tuo giro. cinema o birra? posso venire io, subito?

  5. my scrive:

    eheheheeh
    sai quante volte ho pensato, sempre con un po’ di nervosismo, ma perchè tutte quelle con cui potrei uscire, la vedono come me, etc le conosco solo online?
    io abito in una piccola cittadina di provincia, lontana da Dio e dai santi.
    per cui la tua rimane solo una bella battuta :-(

  6. Mariangela scrive:

    my, hai tutta la mia solidarietà!! Non sai quante volte ho pensato la stessa cosa….

  7. Viviana scrive:

    Salve ragazze,
    io ho avuto molti problemi con il primo bimbo, anche perché non ho molti aiuti a disposizione, poi ho messo fuori gl attributi ( anzi meglio) mi sono rimboccata le maniche e ho riconquistato terreno e autorità. Alla fine ho fatto tcere anche le mamme del parco (come le chiamate). Così ho deciso di fare il secondo Baby, Valentina, una pargola d’oro che non mi da nessuna preoccpazione e adesso ha 2 mesi di vita. Il calo dell’autostima io cel’ho per il lavoro. Torni fai tutto quello che puoi ( compatibilmente con tuo figlio) ottieni anche ottimi risultati e tutti te lo dicono ma tu sei e resterai sempre una mamma, una figura su cui non poter contare… e adesso sono più preoccupata per il rientro al lavoro che per la bimba. Perché avere un figlio vuol dire gettare all’aria ogni volta i risultati ottenuti sul lavoro? Me lo spiegate voi? Se io conosco qualcuno e mi sembra in gamba poi non perde anche il cervello quando perde le acque el parto no?

  8. Chiara scrive:

    Quoto in pieno my per l’esperienza di aspettarsi l’apocalisse (sia la prima che la seconda volta) e poi invece trovarsi bene. Per quanto riguarda le uscite… beh, diciamo che io e mio marito non ci siamo fatti mancare nulla, quindi le uscite con le amiche mi mancano un po’ meno.
    Purtroppo quoto Viviana per il lavoro. Non tanto per la questione del ricominciare da capo ogni volta (l’ho vissuto con la prima figlia, hanno dato a una novellina di 23 anni un progetto che avevo fatto nascere io, e questo nonostante io avessi dato la mia piena disponibilità a interrompere la maternità per tornare). Quanto perché il mio attuale posto statale è un lavoro che non amo e per cui non sono preparata (un posto da segretaria per una laureata in lettere che ha lavorato tutta la vita nel mondo dell’editoria digitale e dello sviluppo software), e l’ho accettato solo perché so che per una come me, madre di due bambini e specializzata in comunicazione e simili, nel mondo del lavoro non c’è un futuro decente.
    So che è un buon orario, con buoni privilegi e uno stipendio decente, ma è come essere sposate con uno ricco solo perché ti garantisce stabilità economica e non per altro. So anche che l’università offre tante possibilità e che a poco a poco potrei trovare una strada giusta per me senza fare colpi di testa. Ma nel frattempo timbro ogni giorno col cuore pesante e con la sensazione di aver sbagliato tutte le mie scelte di studio e professionali.
    Non bastano due faccette sporche e sorridenti a ripagarmi di tutto questo.

  9. Viviana scrive:

    Grazie Chiara
    adesso mi sento meno sola… sarà un caso che anche il mio campo sia quello dell’editing e della comunicazione con una laurea in Filosofia? Facciamo finta di niente…

  10. Flavia scrive:

    my, lo so, ma siccome mi capita di girare, vi aggiornerò sugli spostamenti via FB e mai dire mai…:)
    Di lavoro ne parleremo ancora, perchè è un grosso capitolo, ne sentiamo tante, e certe mentalità e organizzazioni vanno cambiate con lotte che durano a lungo.
    Viviana, nel mio piccolo posso solo dirti che questo non deve entrarci niente con la tua autostima!
    Chiara, le tue competenze in questo momento economico in cui l’ascesa del web sta iniziando prepotente, mi sembrano preziose. Magari il lavoro statale ti lascerà la possibilità di coltivare in privato le tue passioni, interessi e contatti sul web che poi possono sfociare in opportunità. magari ci risentiamo :)

  11. Flavia scrive:

    @Viviana anche tu? si potrebbe pensare a un sito dove… mmm, non fatemi partire per la tangente. intanto, mettetevi in contatto col network Working Mothers Italy (si sono presentate anche qui da me, nella sezione "progetti") e cercate donne che lavorano in campi affini, e tramite loro , spunti e inziative e così via. io sono sicura che quando una ha un talento e una rete di sostegno, qualcosa di buono prima o poi succede.

  12. Viviana scrive:

    Grazie Flavia
    lo farò senz’altro, ho bisogno di lasciare la strada vecchia per la nuova e guardare avanti ….

  13. Flavia scrive:

    questo è parlare (ehm, scrivere), e siamo tutte con te!

  14. pontitibetani scrive:

    abbiate pazienza ma vorrei smontare un pò di psicologismi che sono sempre più convinta non ci aiutano a entrare nella questione.

    o meglio mi sembra, pure tenendo il focus sull’autostima, utile sfogliare la questione, prendendola da svariate angolazioni.
    pertanto proverò a farlo in vari post (necessità familiari e bimba di 6 mesi … tanto per essere on topic).

    la stima di se dipende da un sacco di varianti:
    la prima:quei maledetti ormoni che ci ballonzolano avanti ed indietro prima e dopo, (gravidanza e parto) una sorta di guerra nucleare che sposta buonumore e malumore in modo repentino.
    e già questo costituisce un dato.
    inoltre prima o poi ritorniamo al nostro solito umore ma intanto i suddetti ormoni ci faranno sentire fragili senza sapere perchè.
    ci vorrebbe una che ne sa di chimica e nuorotrasmettitori per definire bene cosa succede quanto … e come le varianze ormonali ci permettono di percepire la quotidianità.
    l’autostima pare oscillare di conseguenza.
    ma saperlo un pò aiuta, almeno a relativizzare un pò, la questione, e a dire che si tratta di una fase di passaggio.

    la seconda: è una visione che definirei più sociologica ..
    infatti siamo qui su un blog, sconosciute che parlano senza conoscersi, per capire come supportarci vicendevolmente, crescere ed imparare.
    fa parte dei mille cambiamenti sociali che ci portiamo dietro, ed in cui la rete familiare va scomparendo a favore di luoghi di socializzazione e di educazione dei piccoli sempre più professionalizzati (baby sitters, asili nido, scuole materne e via dicendo).
    e come ogni fase di transizione e cambiamento è difficile sentirsi in equilibrio e solide, tanto più che il supporto logistico viene a mancare o va decisamente inventato in condizioni precarie (assenze di asili, lavoro precario, necessità di lavorare quando si vorrebbe fare la mamma full time o quando si vorrebbe lavorare e non si può , assenza di lavoro, lavoro precario, assenza di rete familiare di supporto).
    fattori che faticano, anche qui ad incentivare l’autostima, ma che -secondo me – se consapevoli ci indirizzano a cercare soluzioni e l’attivarsi mi pare un buon passo verso l’autostima o verso un senso di auto efficacia.
    sentirsi attive aiuta a superare la sensazione di non farcela, ci si può dire "almeno sono in cammino"

    segue———-

  15. piattinicinesi scrive:

    ho letto dei bellissimi commenti.
    vorrei aggiungere solo che nelle situazioni difficili va bene farsi l’esame di coscienza, ma a volte è importante anche riconoscere le colpe del contesto, della situazione in cui viviamo, non per giovcare alo scarica barile né per fare le vittime, ma per apire che gli osacoli sono reali e che dobbiamo cambiare qualcosa di noi in realzione a questi ostacoli.
    penso alla realtà di provincia di My o al mondo del lavoro, che è quello che è.
    per le persone (come me, ci sono anch’io!) con lauree umanistiche che sono andate avantio con lavori magari belli ma precari, la maternità può rappresentare un grave ostacolo a livello di carriera.
    la soluzione? ceracre strade alternative e cercare di cambiare la mentalità attuale.
    questo è davvero un argomento che mi sta a cuore.

  16. Saraeco scrive:

    Concordo con piattini. Io sono rimasta incinta quando ero a metà dei miei esami universitari (laurea umanistica…chelodicoaffà…), improvvisamente "buttata" con un figlio in braccio, un marito al fianco, su di un’isola che non conoscevo (e lontano da parenti, amici e conoscenti…), senza saper cucinare, lavare, stirare e così via. Oltre a dover imparare a fare la moglie, la mamma e la casalinga, ho dovuto (e voluto) continuare a studiare, cercando di mantenere alta la media dei voti. Senza appoggi, né amicizie e con mio marito fuori tutta la giornata, sono caduta in un buco nero che più nero non si può.
    A distanza di quasi 10 anni dall’inizio di questo mio viaggio, credo di non essere ancora riuscita ad uscire dal buco, ma almeno adesso ne intravedo l’uscita
    La caduta rovinosa verso il basso della mia autostima è dipesa sicuramente da tanti fattori, anche e soprattutto per il contesto ed il momento in cui è "arrivata" la gravidanza
    Ancora cerco di rialzarmi…
    Scusate lo sproloquio… :D

    Sara

  17. Flavia scrive:

    Sara, mamma mia, sto imparando un sacco di cose da questi dialoghi. E infatti quando ho iniziato qui pensavo proprio "voglio sentire tante persone diverse da me". Grazie. Credo sempre di più, come Piattini, che i buchi neri, gli ostacoli ci siano in abbondanza, e una cosa molto importante è la nostra testa nell’affrontarli. E avere qualcuno che non ci fa sentire sole, ci sprona, ci fa tirare fuori le nostre capacità, ci fa usare al meglio quella testa.
    ps giusrisprudenza la contereste come laurea umanistica? solo che poi m’è successo di fare tutt’altro :)

  18. Saraeco scrive:

    Flavia grazie a te e a piattini!!!
    Fino a meno di un anno fa non conoscevo i blog scritti da mamme e "sulle" mamme
    Diciamo che mi sentivo un po’ sola, dove abito io ci sono taaaaaaaaaaante "mamme del parco" che mi hanno fatto sentire una fallita
    Il poter leggere e vedere di non essere così strana, di non essere l’unica, QUESTO è importante per me, mi da una mano
    Quindi, grazie ancora ragazze!
    Un abbraccio
    Sara

  19. Laura scrive:

    Per me è stato ed è fondamentale il papà, che ha pazientemente sopportato i miei sbalzi d’umore e ha evitato che il mio innato e spiccato senso di inadeguatezza prendesse il sopravvento nei momenti piu’ duri, dimostrandomi sempre la sua stima, e non rifiutandosi mai di dialogare. I problemi non sono miei, sono nostri, e ci diamo da fare insieme per risolverli.
    ciao, Laura

  20. pontitibetani scrive:

    terza visione (e non è roba mistica)
    ovvero l’arte di ironizzae un pò su se stesse e sulle stranezze della vita e della maternità … nel pantheon greco c’è una storiella graziosa:
    la dea demetra (delle messi e dei raccolti) ha messo il lucchetto alla sua professionalità, dopo che la figlia proserpina è stata rapita dal dio degli inferi, perciò la terra sta andando a rotolo .. non si mangia perchè gli alberi non fruttificano e i campi sono aridi e privi di vita; deserti e malinconici come l’anima della dea …
    capita però che la dea incontri una vecchia laida e impudica, che alla vista della dea invece di prostrarsi in segno di reverenza, si solleva le vesti mostrando – senza pudore – il proprio ventre nudo ed esposto, e i genitali.
    la dea dapprima ride e poi scoppia in una risata, vitale e feconda.
    in quel momento la dea si accorge dello scempio che la sua tristezza ha provocato alla terra, ed inultile dirlo, ricomincia nella sua paziente opera di colei che rende fertile e florida la terra …
    grazie al riso, al grottesco, alla capacità che il riso dà …. di "stoppare" i brutti pensieri offrendo di nuovo uno sguardo al circostante, e quindi di ripartire nella propria opera quotidiana …

    segue —-

  21. pontitibetani scrive:

    visone dal mondo educativo …
    chi sono le persone che vi hanno detto qualcosa che vi ha aiutato a capire, crescere, credere, andare avanti ne momenti brutti e faticosi.

    io ho in mente claudia, la mia prof di letetre nell’anno della maturità che ha fatto due cose, secondo me, impagabli per me donna ancora in fieri:
    ha accolto una mia tesi in difesa di una compagna di scuola (rispetto ad un tema che avevamo svolto), accettando il mio sguardo, il mio parere, affermando che avevo ragione che l’avevo convinta.
    io diciottenne e lei una donna di trenta anni …
    la stessa che mentre studiavamo nel balcone di casa sua, preparandoci all’esame di maturità, ci diceva che lei aveva cominciato a sentirsi donna – sicura di se, delle proprie capacità, calata nella sua pelle, lieta di sentirsi bene e non più impacciata e goffa -.
    quando ho avuto i miei trent’anni ho scoperto che aveva proprio ragione, ma non solo le sue parole mi erano state un faro negli anni – davvero per me faticosi e tumultuosi – che erano passati — dai 20 ai 30 ….

    ho in mente altre figure femminili che mi hanno offerto uno sguardo, un consiglio, anche una critica, che hanno permesso di vedere meglio la strada che stavo facendo o la persona che ero.
    lasciti ed insegnamenti – più o meno pensati e talvolta del tutto involontari – che ho usato per crescermi e coltivarmi … e che mi hanno cresciuto.

    la presidente della commissione delle maturità con cui ho discusso molto animatamente sul fatto se la verità fosse relativa, come sostenevo nel tema, e non assoluta; non credo di averla convinta ma di certo non mi ha "punito" per la divergenza di opinioni, accogliendo la presunzione di una diciottenne idealista, credo.

    cose che fanno la base (insiem ad altre) dell’autostima che talvolta nutro per me. mi serve ricordare quelle donne, queste basi, queste premesse alla donna che sono diventata … ma è sempre un working in progress

  22. Flavia scrive:

    @Saraeco, avveri un’altro mio propostio, e cioè che se mi fossi sentita davvero utile un giorno anche solo per una persona che legge, tutto questo sito avrebbe fatto..pay back, come si dice, e tutto lo sforzo dietro avrebbe avuto un senso.
    @laura il papà è importante sì., molto. se non lo capisce o se non è abbastanza vicino, sta a noi farglielo capire… anche se non sempre ci riesce bene
    @pontitibetani i tuoi sguardi illuminati meritano dei post appositi, e li faremo insieme (e poi io adoro la mitologia greca). e’ vero, il potere di una risata di sciogliere la rabbia e il dolore, neanche a farlo apposta l’ho appena provato.

  23. Flavia scrive:

    @ponti dimenticavo, fai una bella domanda, sulla figura che in certi frangenti ci ha aiutato e insegnato qualcosa. questa domanda merita un’iniziativa speciale che organizzeremo presto

  24. pontitibetani scrive:

    @flavia secondo me è stata la chiave di lettura del pedagogico (ci ho fatto una due giorni di full immersion) e lo scivolamento appunto dai luoghi comuni della psicologia, così invece di vedere i "traumi" ho cominciato a visualizzare ciò che avevo appreso, e di colpo mi sono vista anche più chiaramente come persona e nelle mia responsabilità …
    posso dirlo alla maniera di una adolescente …….?
    figoooooooooooo!!
    :-)

  25. piattinicinesi scrive:

    ringrazio Monica per la storiella di Dmetra che non conoscevo. L’approccio umoristico è quello che sto seguendo a livello personale quindi non posso che sentirmi vicina alla Dea Madre (anche a livello fisico, viste le proporzioni raggiunte)
    in quanto al modello femminile, questo è un bellissimo spunto
    anch’io ho passato vari anni in crisi profonda alla ricerca di un modello a cui rifarmi fino a ch non sono riuscita a capire che a poco a poco me lo stavo costruendo da sola, e che in realtà non era un modello ma la mia personalità, confusa ma energica (a livello cerebrale) che emergeva.
    grazie davvero per questo scambio


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