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Effective oral communication

Pubblicato il 30 ottobre 2008 da Flavia

Comunicare efficacemente è una cosa difficilissima. Un’impresa notevole già quando abbiamo un concetto chiaro in mente, figuriamoci quando non è neanche chiaro a noi stessi cosa vogliamo dire. Scrivere è un bell’esercizio chiarificatore, ma TataMaria difficilmente apprezzerebbe una mia email. Quindi se non sono pronta e lucida nella comunicazione verbale con lei, e se non colgo il momento giusto per chiarire qualche punto a caldo, il rischio è quello di stratificare e solidificare delle ere geologiche di incomprensioni. Purtroppo mi accade spesso, perchè ultimamente non sono molto presente a me stessa ed efficace nel parlare. E questo mi fa arrovellare e crucciare.

Poi ci sono le illuminazioni. Quegli attimi fugaci in cui capisci il punto di vista altrui, vedi finalmente il tuo rispetto a quello altrui, e riesci ad arrivare al cuore del problema. Ci si chiarisce il concetto, e si trovano le parole. A quel punto ti metti l’animo in pace, perchè hai detto quello che volevi dire. E se non si è capito neanche così, sono gli altri che non hanno ascoltato (a quel punto dalla strategia di reach si passa alla frequency – ti ho raggiunto ma non hai sentito? Allora te lo ridico alla prossima occasione, stavolta magari mi ascolti. I mariti conoscono bene la frequency delle mogli, e non si rendono conto che potrebbero evitarla con uno sforzo comune di reach. Comunque sono strategie di cui non si può abusare con loro, perchè diventano intolleranti ai tentativi di comunicazione in generale).

Comunque la buona regola è che, se la comunicazione è molto buona, la frequency può rimanere molto contenuta.

Ecco il mio esempio con Tatamaria. Pezzetto fa un sacco di capricci quando io sono in casa. Come mi viene puntualmente riportato da lei, quando io non ci sono si lava le mani dopo aver fatto la pipì, fa il bagnetto, si siede a tavola e mangia, il tutto senza storie. Se c’è mamma che lavora di là, apriti cielo. All’ennesimo no di Pezzetto nonostante i miei richiami (svogliati… perchè spesso faccio la voce grossa, ma altre volte vorrei che lei se la cavasse da sola) un giorno TataMaria ha pronunciato il fatidico “Ecco, fai come ti pare, io lascio perdere perchè tanto quando c’è mamma nessuno ti dice niente…”

Ora, io ho una grande debolezza: non sopporto assolutamente che qualcuno pensi che sono una debole. Era talmente palese l’accusa alla mia mancanza di polso e disciplina che ho reagito, rimanendo stranamente calma.

Maria, quello che hai appena detto è sbagliato.

Vedi, lui fa i capricci per richiamare la mia attenzione. Come dicono anche a sos tata, se io arrivo subito a rimproverarlo, se urlo, lui ha ottenuto il suo scopo. Se invece vede che fare i capricci non serve a niente, che mamma arriva solo quando lui fa il bravo e non quando fa il cattivo, magari farà meno capricci. Ecco perchè spesso cerco di non intervenire. Non perchè non so riprenderlo. Lo faccio fin troppo spesso ma, come vedi, con lui funzionano più le buone che le cattive.

Non glie l’avevo mai detto. Mi ero bloccata al mio “vorrei che Maria se la cavasse da sola in questi momenti di panico” ma non glie lo dicevo per evitare un messaggio accusatorio per lei, quindi un conflitto, e infine l’immagine di mamma lavativa, oltre che debole. Mi sono meravigliata di non aver chiarito prima di tutto a me stessa un concetto così semplice. Avevo solo alimentato il risentimento di TataMaria. Ora, spero abbia capito che non sono debole. Ma non credo di aver risolto ancora il problema della lavativa.

Comunque. Fossero tutte così semplici, le storie di comunicazioneeeeee.PEZZE’, E SMETTILA UN PO’ ADESSOOOOOO…

Ops.

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