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"Come hai fatto?"

Pubblicato il 21 ottobre 2008 da Flavia

Quasi due anni fa ho fatto una presentazione al Master in direzione aziendale che avevo frequentato tra il ’92 e il ’93. Un po’ la nostalgia, un po’ la possibilità di reclutare giovani leve per uno stage di marketing, un po’ perchè poco tempo prima ero stata invitata ad un convegno organizzato da quella stessa scuola e persino premiata, insieme ad altri ex-alunni, “per la brillante carriera”. Dovendo fare un piccolo ringraziamento e commento personale come si usa in queste occasioni, al momento della premiazione mi sono lasciata andare ad un piccolo classico provocatorio, del genere: “sono contenta di vedere che non sono l’unica donna” (eravamo in due infatti, su otto se ricordo bene). Naturalmente, le alte cariche presenti hanno ribadito che da loro si è sempre promossa l’occupazione femminile, senza alcuna discriminazione etc. etc. Ma a parte le discriminazioni vere e proprie, che certo esistono ancora, io avevo in mente le decisioni difficili e le rinunce che le donne stesse si impongono, per mancanza di vera libertà di scelta, nel momento in cui hanno dei figli. Ed ero particolarmente sensibile sull’argomento, visto che mi trovavo al quinto mese della mia seconda gravidanza e avevo appena cambiato azienda. A dire la verità la pancia, sul palco, non si è vista molto… Ma si è vista molto bene un paio di mesi dopo, quando mi sono presentata in aula. Alla fine della presentazione, la classica domanda della ragazza dagli occhi brillanti di ambizioni e di progetti: “Ma, conciliare una carriera con una famiglia… insomma… come ha fatto?”.

A questo punto devo dire e devo sottolineare con forza: io sono stata molto, molto fortunata. Dalla prima offerta ricevuta subito dopo il Master, ho lavorato solo in grandi aziende dalla cultura internazionale, dove nessuno si sogna di chiederti in un colloquio se sei fidanzata o in procinto di sposarti o di fare figli. Ti chiedono invece se in futuro sarai disponibile ad avanzamenti di carriera che prevedono trasferimenti all’estero, che è certo tutto un altro modo di farti riflettere sui tuoi progetti personali. Questo va detto anche perchè sentiamo raccontare così spesso delle angherie delle piccole imprese padronali verso le madri lavoratrici, da dimenticarci che esistono anche realtà diverse e migliori, almeno ai blocchi di partenza. Quindi il primo consiglio da dare a una giovane neolaureata dovrebbe essere “cerca l’azienda giusta!”, ma si sa, non è così facile. In realtà, mi sono sorpresa di quanto fossi impreparata di fronte a quella domanda. Perché ho sempre pensato che… si fa, e basta. Che se io lo voglio, posso farlo. Che io sono speciale.
(Oltre a un’evidente mancanza di modestia ho sempre sofferto un po’ di delirio di onnipotenza o “sindrome di wonder woman”, lo ammetto, ma questo in varie forme è un male oscuro comune a molte mamme).

Non mi sono mai chiesta davvero se sia giusto o possibile per una donna lavorare a livelli dirigenziali e avere dei figli. Se lo si desidera davvero, lo è. Ma questa è solo la mia opinione. Ben diverso problema è rendere possibile a tutte, a tutti i livelli, una libera scelta.

Insomma, ho azzardato una risposta semiseria puntando soprattutto sull’aiuto e sull’apertura mentale del mio compagno, poi marito…Come se bastasse quello…

Poi ho cominciato a guardare al di là del mio naso, a leggere le statistiche sul nostro tasso di natalità, il più basso d’Europa, sulla percentuale altissima di donne che non tornano al lavoro dopo un figlio, a confrontarmi con altri paesi più avanzati del nostro in materia di supporto alla maternità/paternità, e ho capito che forse avevo ignorato o sottovalutato altri problemi, concentrata come ero su me stessa. Beh: sono cambiata. E ora vorrei aiutare quella ragazza a trovare la sua risposta.

2 Risposte per “"Come hai fatto?"”

  1. Kappa scrive:

    Cara Flavia ora che sei cambiata quale è la tua risposta? io sono più vecchia di te, ho vari figli, grandi e piccoli, ho lavorato in posizioni anche dirigenziali, sono stata a casa, ho trovato altri modi di lavorare e ancora sto elaborando un mio modo di essere quello che voglio essere: una madre su cui poter contare, felice di veder crescere i suoi figli, ma anche una persona con interessi e desideri ai quali non voglio rinunciare. Ho tante idee che mi piacerebbe realizzare . Sono molto consapevole dei miei molti limiti e di quelli "esterni", però credo che si possano costruire soluzioni, possibilità. Credo che sia una sfida per noi donne di adesso trovare il modo di non perdere tutto ciò che di bello ha la maternità, e la vita "dentro casa", pur partecipando in modo costruttivo e appagante alla vita "fuori casa".Credo che questo tuo sito sia un ottimo punto di partenza per questo.

  2. Flavia scrive:

    @Kappa, il tuo è un bellissimo commento e la tua una bella esperienza.. Spero che tu ci venga a trovare spesso.
    La mia risposta ora? Non ce n’è una sola e non ho la presunzione di dare soluzioni valide per tutti, anche se in qualche altro blog ho commentato (sulla base della mia esperienza) che le donne dovrebbero lottare con i denti per raggiungere una posizione significativa già molto prima di avere figli… Ma vorrei solo che se ne parlasse sempre di più, per questo siamo qui, e che ognuna, proprio come dici tu, si impegnasse per costruire soluzioni, possibilità. E quello è un compito personale molto più difficile del lamento collettivo… un abbraccio.


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